domenica 27 novembre 2016

Se vince il "Sì"


Non desidero dare indicazioni elettorali ma mi preoccupa un pericolo che viene ignorato dai media. Se vincerà il "Sì" chi impedirà alla Cirinnà e ai suoi seguaci di permettere l'utero in affitto, l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, la teoria del gender nelle scuole elementari, il reato di omofobia (si potrà finire in carcere per aver letto passi della Bibbia ad alta voce), l'eutanasia, l'aborto fino all'ultimo giorno di gravidanza (come proposto dalla Clinton) e così via...? Chi lo impedirà quando in mano a queste persone ci sarà una "migliore governabilità"?
Le organizzazioni e le lobby internazionali telecomandano il nostro Paese. L'ambasciatore americano si dichiara pubblicamente a favore del Sì; il presidente Napolitano (che in passato militava nella corrente PCI più vicina agli ambienti laici internazionali) nomina senatore a vita Mario Monti, improvvisamente e per meriti sconosciuti, per poi imporlo come presidente del consiglio; Obama si congratula con Renzi il giorno dopo l'approvazione della legge sulle unioni civili ... episodi che fanno venire in mente la "colonizzazione ideologica" di cui parla il Papa. Perfino Edgar Morin sostiene che "la civiltà occidentale si presenta come la guarigione mentre porta in sè la malattia". Pensiamoci due volte prima di lasciar mano libera a chi obbedisce a ignoti burattinai. Cautela: fidiamoci di chi ha studiato, lavorato e ha rettitudine morale. Non basta essere brillanti in tv. E preghiamo per il nostro povero Paese.

sabato 19 novembre 2016

Oltre la dittatura ideologica


I giornalisti hanno sbagliato pronostico per le elezioni presidenziali USA. Si è chiarito che il mondo dell'informazione può perdere il contatto con la realtà: la presunta finestra sul reale può diventare un quadro immaginario che non corrisponde al vero. Ma il distacco dalla realtà del mondo dell'informazione (si può aggiungere anche quello del cinema e dell'intrattenimento tv) non è dovuto a un'accidentale pigrizia: è dovuto a un presupposto ideologico. Questi mondi sono impregnati di una visione dell'uomo rappresentato come un essere che si autodetermina. L'uomo può stabilire cosa è bene e cosa è male, chi è maschio e chi è femmina (o una delle catalogazioni intermedie), quando si può nascere e quando si deve morire. Un'ideologia che ricorda la scena dell'antico serpente: "sarete come Dio" (Gen 3,5). Il soggettivismo iniziato con Cartesio, l'empirismo inglese (per cui è lecito fare tutto ciò che abbiamo la possibilità di fare), il rifiuto del  Discorso della Montagna di Gesù, sono all'origine di questo pensiero che si impone come imperativo: si deve pensare così, altrimenti sei fuori e sarai perseguitato. Si spiega così il fallimento dei sondaggi elettorali: la gente aveva paura di dire che non votava per la candidata sostenuta dalla dittatura ideologica. Ma niente paura. Chi ha fede in Gesù ha sempre dovuto subire le avversità di forze contrarie. Lasciamo da parte il "dove andremo a finire". Devo solo pregare, comprendere, perdonare e aver fiducia che chi sa amare lascerà traccia.

venerdì 11 novembre 2016

Ricordo di Piero Turul

Non ci ha lasciati Piero Turul. Ieri, 10 novembre 2016, ha iniziato la sua tertulia in cielo con San Josemaría e tanti altri. Nella sua stanza non c'erano sue fotografie: c'erano, ben incorniciati, pezzi di carta con autografi di San Josemaría. Erano l'arredamento della sua anima. 

Era pieno di ricordi di nostro Padre (San Josemaría) e delle persone che aveva incontrato a Napoli, a Palermo e soprattutto in Svizzera. Una volta ho partecipato a 5 giorni di ritiro spirituale con la sua predicazione. Era così divertente (un episodio dietro l'altro) che a un certo punto mi sono chiesto se il ritiro valesse come tale.

La sua allegria e la sua fede erano una testimonianza vivente della sua donazione a Dio nello spirito dell'Opus Dei. Dopo un primo momento di mesta partecipazione alle sue sofferenze è sopraggiunta una gioia grande di saperlo immerso in Dio.
San Josemaría amava divegnare piccole papere perché sono animali che appena nati vengono buttati in acqua e imparano subito a nuotare. Piero (Perico è il diminutivo in spagnolo) ha nuotato benissimo laddove gli è stato richiesto...


giovedì 10 novembre 2016

Bernabei e il senso delle parole di Gesù


Ogni giorno, dopo la comunione, recito questa preghiera di mia composizione che non ha un valore ufficiale ma può servire a chi nutre riconoscenza e affetto verso Ettore Bernabei: "O Dio che concedesti a Ettore Bernabei doni di fede, generosità, saggezza, cultura e coraggio, Ti chiedo per sua intercessione di saper comprendere la Tua volontà nello scorrere degli avvenimenti privati e pubblici, e valutare giustamente lo svolgersi della storia umana intorno a me, tenendo presente il bene della Chiesa, della mia famiglia e del mio Paese. Degnati di glorificare il tuo figlio Ettore e di concedermi ciò che ti chiedo con la sua intercessione...". Sono più o meno tre mesi che non possiamo gioire per la presenza di Ettore su questa terra ma sento che mi assiste e mi suggerisce linee di condotta: confidare nella Provvidenza, comprendere, perdonare, coltivare grandi desideri. Conoscendolo si capiva il senso di alcune parabole di Gesù di non immediata comprensione. Il fattore accorto che provvede al suo futuro con le sostanze del padrone (Lc 16,1-13) e viene lodato perché bisogna apprendere dalla scaltrezza dei figli di questo mondo; la semplicità delle colombe unita all'astuzia dei serpenti (Mt. 10,16); l'invito a comprare una spada vendendo il mantello (Lc 22,36). Il Signore non vuole da me una fiducia nella Provvidenza da vispa Teresa ma un modo accorto di comprendere la Sua volontà, come faceva Maria che meditava gli avvenimenti nel suo cuore e Giuseppe che sapeva prendere l'iniziativa.


giovedì 3 novembre 2016

Il capitalismo di radice cristiana


La fortunata serie dei Medici su RaiUno si è caratterizzata per il ritmo avvincente, la qualità della recitazione, la bellezza dei costumi e l'interesse del tema. E' stata una produzione internazionale con la direzione italiana che ha consentito una sensibilità particolare nel trattare temi artistici e culturali: una fiction che si pone al di sopra di realizzazioni simili di marca straniera (che denotano quasi sempre una certa superficialità banalizzante nel trattare periodi storici simili). Nella realizzazione dei Medici si nota l'intreccio di una cultura cattolica con una protestante. Di marca protestante è la riduzione del conflitto alla contrapposizione fra una classe borghese cinica emergente contro quella dei nobili. Un conflitto senz'altro reale ma fortemente rimarcato, mentre sembra mancare la comprensione che il capitalismo di origine cattolica, qual'è quello della famiglia Medici e degli altri banchieri italiani dell'epoca, non è volto al solo profitto ma tiene conto del bene comune. Nella fiction il popolo viene rappresentato da un'insieme di ignoranti superstiziosi mentre nella Firenze dell'epoca era ben radicata una vasta cultura di radice cristiana che faceva sì che il ricco non puntasse alla ricchezza smisurata propria del capitalismo di stile protestante ma investisse in opere di bellezza fruibile da tutti. Una riflessione che, come pensava Bernabei ispiratore della fiction, fa sperare che il contributo dell'Italia alla civiltà occidentale sia ben lungi dall'esaurirsi.


venerdì 28 ottobre 2016

Diffondere la fede


Avvicinarsi alla fede porta con sé il desiderio di diffonderla. Mi ricordo lo zelo di Leonardo Mondadori, una volta convertito. Desiderava avvicinare a Dio tutti i suoi amici e chiedeva collaborazione per questo. Anche per me il recupero della fede significò un impegno nel comunicarla agli altri, ma come? Ecco il punto che valse la pena chiarire. Quando trovo un ristorante dove si mangia bene e si paga poco, lo consiglio agli amici, e così per uno sport o una buona cura. Ma la fede non si può trasmettere soltanto così. Indubbiamente anche così: niente come l'esperienza diretta è convincente. Raccontare a un amico come la mia vita è cambiata da quando frequento Gesù è un ottimo punto d'inizio. Potrei dire che questo è l'apostolato della confidenza, ma non basta. Occorre voler bene, l'amicizia. Da principio non l'avevo capito a fondo. Pensavo che bastasse la cordialità. Conoscendo meglio San Josemaría mi son man mano reso conto che era una persona che sapeva voler bene. Era lanciato amorevolmente verso tutti e sapeva servire le persone che stavano con lui trasmettendo un clima di allegria. Capii chiaramente che occorreva impegnare il cuore e la testa per i miei amici, fino a che arrivai all'idea chiara: occorre morire per loro come Gesù è morto per me. E' un bel concetto ma praticarlo è un'avventura unica. Il marito per la moglie ("sposala e muori per lei", direbbe Costanza Miriano), la madre per i figli, io per i miei amici: è lo stile di Gesù. Chi porta con sé Gesù si da da mangiare.

domenica 23 ottobre 2016

Quanto pesa la corruzione?


Quanto pesa la corruzione? "Pesa di più la paura della corruzione" sono parole di Gianfelice Rocca presidente di Assolombarda (Corriere del 3 0ttobre). Se si reagisce al pericolo "con la burocratizzazione e il congelamento, sei morto". Parole di una verità lampante. La stagione delle cosiddette "Mani pulite" ha segnato il primo arresto dell'economia italiana nel '92. Dopo l'entusiasmo iniziale ci si è accorti che che la pulizia senza criterio può portare alla sterilizzazione e alla morte. "La ricostruzione della fiducia reciproca - ha continuato Rocca - è fondamentale perché la fiducia reciproca non è un fattore aggiunto, è un moltiplicatore dello sviluppo". Tutta l'economia occidentale è nata ed è prosperata sulla fiducia. L'economia è il riflesso della cultura di un popolo e le radici cristiane ne hanno consentito lo sviluppo. "La nostra autorappresentazione così negativa, invece, ci danneggia molto", afferma Rocca ben a ragione. L'abitudine dell'autodenigrazione  avvelena il clima sociale. Denunciare i privilegi della "casta" provoca un populismo deleterio. Ben venga la libertà di stampa intesa anche come controllo del modo con cui viene esercitato il potere; ma non si rende un servizio al Paese creando un clima di denuncia continua e di rappresentazione di un mondo in cui la malvagità domina. La concorrenza fra i mezzi di comunicazione accentua questo fenomeno, ostentando crimini sempre più eclatanti. Occorre un aumento del senso di responsabilità da parte dei comunicatori.

domenica 2 ottobre 2016

Organizzarsi in comunità


"Se il vostro collega chiede aiuto date la risposta sbagliata perché è un avversario". Questo è il consiglio di un professore dell'università di Harvard a un gruppo di partecipanti al test d'ingresso. Se da una parte dobbiamo ringraziare la Provvidenza di vivere in un'epoca relativamente civile, d'altra parte dobbiamo riconoscere che esiste un virus che contamina la cultura dominante che è il principio "homo homini lupus" (frase di Plauto: l'uomo è un lupo per l'uomo) che il filosofo inglese Thomas Hobbes adottò per descrivere lo stato di natura. Questo principio continua a pervadere lo stile anglosassone dei paesi che, avendo vinto la seconda guerra mondiale, dominano il mondo occidentale. Il mito dell'individualismo porta alla desertificazione dei rapporti sociali ed è utile a chi comanda perché se le società non sono organizzate in comunità diventano facilmente governabili. Il capitalismo senza regole può essere peggiore dello statalismo socialista che annullava il valore della persona e spegneva lo spirito d'iniziativa. E' un principio bene espresso da Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus Annus. In Svezia i comuni hanno un servizio speciale per il recupero degli anziani che muoiono in casa da soli senza che nessuno se ne accorga. Partecipare alla vita delle associazioni, creare corpi intermedi è la via giusta così come la condivisione delle responsabilità. In Germania ha dato buoni risultati la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori ai consigli d'amministrazione.

giovedì 22 settembre 2016

Il faro di civiltà oggi sono le case dei cristiani

La navicella della Chiesa non affonderà anche se è continuamente minacciata. Nei secoli passati le persecuzioni dall'esterno e le lacerazioni all'interno non sono mancate e oggi sembra che l'unità della Chiesa sia fuori discussione. Stavolta la minaccia viene dall'onda ateistica che usa i penetranti mezzi di comunicazione. Chi salverà la Chiesa? Nel dilagare delle invasioni barbariche i monasteri salvarono e diffusero i semi della fede, della cultura e del vivere civile. Oggi sono le famiglie che sono chiamate ad essere il focolaio di amore, di fede e dei fermenti culturali che potranno consentire una rinascita di una civiltà cristiana dalle ceneri che ricoprono le menti e i cuori dei fedeli tiepidi, soggetti all'influenza della cultura dominante. Non è facile il compito della famiglia. Deve sopravvivere alle difficoltà economiche e culturali come una tenda nel deserto esposta ai venti e alle intemperie. E' utile la devozione alla coppia di amici di San Paolo Aquila e Priscilla, marito e moglie, che esercitarono un apostolato audace, personale, e ospitarono nella loro casa la comunità della Chiesa primitiva. Oggi la Chiesa, che dispone di una organizzazione gerarchica e di movimenti efficienti, conta soprattutto sulle famiglie il cui  ambiente deve essere particolarmente attrezzato: un clima allegro e sereno, una fede reale che che alimenti un rapporto personale intenso con Dio con la coscienza di essere in missione per conto Suo. I monasteri di oggi sono le case dei cristiani.

domenica 11 settembre 2016

Una lettera che è migliore di una bella recensione

Scrivo libri per dimostrare che la vita cristiana porta la felicità. Un amico mi ha inoltrato il commento di uno psicoterapeuta che ha letto "Siamo in missione per conto di Dio"...
Caro ....,
desidero informarti di una imprevedibile "evoluzione", successiva alla nostra giornata di rilassante quiete estiva al ......
Premesso che la tua gradita compagnia mi ha fatto trascorrere bellissime, serene e riposanti ore in riva al mare, quello che mi ha stupito è il graduale ma progressivo cambiamento di prospettiva che ho notato nella mia mente e nei miei pensieri nei giorni a seguire.
Tutto è iniziato quando ho messo mano al libro che mi hai regalato.
In tutta onestà pensavo che non avrei avuto una grande condivisione con gli argomenti trattati.
Mi aspettavo che il tema del lavoro, che mi interessa moltissimo (sono notoriamente uno stakanovista che lavora 12 ore al giorno), fosse trattato con la solita magniloquente retorica buonista.
Con questo aprioristico giudizio ho quindi iniziato, un po' svogliatamente, la lettura.
Prima sorpresa: lo stile non era assolutamente ridondante ed enfatico ma efficacemente lineare, scorrevole, chiaro e immediato.
Seconda sorpresa: avevo deciso di sottolineare con una matita tutti i concetti, i ragionamenti e le tesi su cui mi sarei, inevitabilmente, trovato in disaccordo.
Già all'introduzione cambio opinione... mi accorgo che ciò che Pippo Corigliano intende per Cultura del Lavoro, corrisponde perfettamente al mio modo di pensare.
Sottolineo a matita le parti che condivido e a lato metto il numero 1 (primo concetto che ritengo giusto e valido).
Proseguendo nella lettura trovo una seconda opinione condivisibile e poi una terza, una quarta.....
Alla fine mi accorgo, con non poco stupore, che in ogni pagina trovo almeno un argomento su cui sono perfettamente d'accordo con l'autore.
Tutta questa approvazione per le tesi sostenute da Pippo Corigliano ha iniziato a generare in me tutta una serie di dubbi e perplessità.
-Sono veramente laico come ho sempre sostenuto?
-Il mio stile di vita mi soddisfa?
-Sono stato un buon figlio?
-Sono un buon genitore?
-Sono un buon medico?
Il risultato di tutte queste riflessioni è una sorta di "magone" che mi sento sullo stomaco da circa 20 giorni.
Se ti fa piacere e se hai un po' di tempo da dedicarmi potresti aiutarmi a capirci qualcosa di più?
Buona serata, un abbraccio.

giovedì 8 settembre 2016

La fertilità degli italiani


Non si capisce l'attacco concentrico al ministro Lorenzin per la sua campagna sulla fertilità degli italiani. Sembra che nessuno si accorga che sono anni che gli economisti, i sociologi, i dirigenti degli istituti pensionistici, ecc. predicano incessantemente che l'indice di natalità in Italia è troppo basso e che bisogna far qualcosa per invertire la tendenza. Il ministro Lorenzin ci ha tentato ed è il primo politico di spicco in Italia a prendere un'iniziativa di tal genere, dal dopoguerra in poi. Nemmeno i democristiani avevano sollevato il problema. Diversamente dall'Europa dove, a cominciare dalla Francia, si sono prese misure efficaci per arginare il calo delle nascite.
Si dice che le immagini usate per la campagna pubblicitaria non sono adatte. Bene. Si cambi lo stile ma è il messaggio ad essere importante. Né vale dire che le famiglie non faranno certo figli grazie ad una campagna pubblicitaria perché è proprio il messaggio di questa campagna che getta luce sul problema: in Italia non si fanno figli perché le condizioni strutturali, economiche e culturali lo impediscono. Finora ci siamo accapigliati sulle unioni degli omosessuali e il loro ordinamento giuridico (pare che fosse un problema urgente). Vogliamo finalmente chiedere ai nostri governanti di rimuovere le cause della nostra denatalità? Mi pare che la Lorenzin vada ringraziata.


lunedì 5 settembre 2016

Il senso dello Stato


Si dice spesso che gli italiani non hanno il senso dello Stato. Si capisce il perché dando un ripasso alla storia, quella vera, non ideologica. Il nostro è uno Stato costruito in maniera artificiosa contro il comune sentire della gente, seguendo dottrine liberali importate dall'estero e ignorando la cultura e la fede delle popolazioni. Il livello culturale del Piemonte del'800 era inferiore a quello degli altri stati italiani. La prima preoccupazione del nuovo parlamento piemontese, fin dalla prima guerra d'indipendenza è stata la soppressione dei gesuiti, compresi i gesuiti piemontesi. Da allora è stato un continuo ostacolare il sentimento religioso della popolazione. Il fascismo ha cambiato rotta ma proponendo una mistica civile in alternativa a quella cristiana, considerata sempre con sospetto. Il secondo dopoguerra ha visto una vera ripresa del Paese ad opera soprattutto di cattolici che le potenze vincitrici hanno sostenuto fino a che l'Italia non è diventata la quarta potenza industriale mondiale attorno al '62. Da allora è cominciata, ispirata dall'estero, una campagna denigratoria verso i credenti, che ancora perdura, anzi va crescendo ponendo il Paese di fronte a problemi fittizi, trascurando i problemi reali. Un problema reale è il calo delle nascite e invece ci dobbiamo accapigliare sulle unioni omosessuali, un problema reale è quello della ripresa economica e ci viene imposta una moneta unica, mal concepita fin dall'inizio, che con lo spauracchio dell'inflazione costringe i cittadini a pagare più tasse, mentre le banche non prestano agli imprenditori ma s'impegnano in speculazioni finanziarie consentite dalla deregulation importata dall'estero.
Il miracolo economico c'è stato mentre vigeva la Costituzione elaborata nel dopoguerra e invece ora ci dobbiamo accapigliare per cambiarla o meno. Si vuole garantire la governabilità, si dice, ma la governabilità serve quando c'è un buon governo altrimenti peggiora le cose. Se il governo non è illuminato la governabilità porta più buio. Il problema reale è formare una classe poltica preparata come lo era nel dopoguerra: la seconda repubblica è sembrata finora un festival dell'improvvisazione.
Il Paese reale è vitale. Il disastro del recente terremoto ha visto mobilitarsi forze vive e sane, dai Vigili del Fuoco ai volontari, dalla Protezione civile alla generosità dei cittadini. Il Paese si riconosce nella bandiera italiana cucita sui giubbotti dei soccorritori in modo ancor più consistente che per le olimpiadi o i mondiali di calcio. Invece il senso dello Stato si rivela quasi inesistente quando i cittadini si trovano davanti ad un'amministrazione pubblica inaffidabile in cui non si riconoscono.

giovedì 1 settembre 2016

Il dolore


Il dolore. E' un mistero dentro di me. Muore il mio più caro amico d'improvviso. Lui uomo di fede e io che cerco di vivere la fede. Eppure non controllo me stesso. Mi dico che lui gode della vita eterna, che la Risurrezione di Cristo è la garanzia, che ci rivedremo in cielo, ma non obbedisco ai miei pensieri. La notizia mi arriva la sera, dovrei mettermi l'animo in pace ma non riesco a dormire. Mi ritorna in mente il grande Agostino che si trattiene dal piangere la morte di sua madre perché la fede sua e di lei non consentono la tristezza. Poi il pianto, da solo. Mi conforta il libro delle sue Confessioni.
  Ettore Bernabei aveva 95 anni. Alla sua festa di compleanno, il 16 maggio scorso, disse ai suoi figli e nipoti riuniti che l'unico suo timore era il giudizio particolare: il momento in cui sarebbe apparso al cospetto di Dio per il primo giudizio. Se lui provava timore io dovrei sentire terrore. Era un uomo giusto, l'esempio della santità nella vita del nostro tempo. Un abbraccio l'ha accolto.
  Mio padre mi ha trasmesso tanto. Ho avuto il dono grande di conoscere San Josemaría Escrivá, il mio padre nella fede. Ho avuto la grazia di conoscere Ettore Bernabei, maestro di pensiero, modello di vita. Ora che lo sento vicino non lo voglio deludere.
  Il dolore per le sofferenze del terremoto recente mi conferma che l'esperienza del dolore non è descrivibile. Non si può circoscrivere: ci porta nel buio dell'esperienza di Dio. Il dolore dà la misura della profondità dell'amore.


domenica 14 agosto 2016

Ettore Bernabei

Con la morte di Ettore Bernabei si chiude la generazione di coloro che hanno portato l'Italia del dopoguerra a diventare, nel '62, la quarta potenza industriale mondiale. Bernabei non è stato solo il forgiatore di una Rai che raggiunse vertici di qualità internazionale. E' stato l'amico e consigliere di Amintore Fanfani con cui si vedeva ogni sera. Hanno seguito insieme le fasi più delicate della politica nazionale e internazionale. E' stato proprio Bernabei un anello di quella catena di comunicazione febbrile che scongiurò la minaccia della terza guerra mondiale nel '62. Bernabei si trovava a Washington e riferì allo staff di John Kennedy quanto Papa Giovanni e Fanfani suggerivano per risolvere la crisi dei missili russi a Cuba. Gli Stati Uniti accettarono di ritirare i propri missili dalla Puglia e da altre località da cui potevano raggiungere il territorio russo, realizzando così l'accordo di pace.
Bernabei non ha mai cessato di seguire le vicende della Rai, non certo per nostalgia, ma perché era cosciente di quanto fosse importante la televisione per formare la coscienza di un paese, nel bene e nel male. Lui la gestì per il bene. Voleva mandare a letto gli italiani contenti del proprio lavoro, coscienti dei problemi del Paese ma fiduciosi di un domani migliore. Ha unito capacità manageriale e la cultura necessaria per educare milioni di spettatori. A chi lo accusava di fare una televisione pedagogica rispondeva che la televisione è sempre pedagogica.
Andato in pensione, ha creato la Lux Vide, società di produzione che ha regalato all'Italia e al mondo programmi di qualità, dimostrando che la battaglia degli ascolti si vince non con la tv spazzatura ma con l'intelligenza dei programmi. I suoi successi come produttore sono numerosi. Il più recente è la serie di don Matteo che non cessa di realizzare ascolti incredibili. La fiction su Papa Giovanni XXIII ha registrato il record di ascolti per il suo genere.
Tanto altro ha realizzato e insegnato ma ciò che a lui stava a cuore è di trasmettere la fede in Dio e la conseguente fiducia nella Provvidenza. Lui vedeva la sua vita così: un percorso guidato e accompagnato dalla Provvidenza.
Nella foto la festa del 95° compleanno celebrato con i familiari il 16 maggio scorso

giovedì 11 agosto 2016

La professionalità


Se si dice a una persona che ha professionalità la si rende felice. Oggi la professionalità è probabilmente l'unico valore rimasto. Alla radice dell'impegno nel lavoro ci sono diverse motivazioni: l'affermazione della propria personalità, la soddisfazione economica, ecc... Quasi sempre purtroppo il lavoro che più viene stimato è quello meglio remunerato. Un finanziere speculatore viene considerato con più stima di una casalinga con molti figli anche se il primo è un parassita della società e l'altra ne è una colonna. E allora cos'è il lavoro? Il primo Professionista è Dio che, secondo la Bibbia, ha creato il mondo intero inventando anche il week end. Alla radice della cultura ebraica c'è il lavoro. "Chi non lavora non mangi" dice San Paolo (2Tess 3,10) riprendendo la tradizione ebraica così diversa da quella dei popoli vicini. L'altro Professionista è Gesù che nei trent'anni di lavoro nascosto e nei tre anni di vita pubblica ha costruito il grande edificio che è la Chiesa, e ancor oggi contiamo gli anni dalla sua nascita. Il cristiano segue le orme di Gesù: il suo primo compito è costruire la Chiesa attraverso la famiglia e il lavoro professionale. Non si tratta d'inserire buoni pensierini nella vita familiare e di lavoro, ma di svolgere un'azione formativa impegnata verso tutti, con amicizia e confidenza. Il grande artefice della Chiesa è lo Spirito Santo per cui il cristiano  non deve solo essere operativo ma dev'essere un uomo di preghiera che legge il Vangelo.

martedì 2 agosto 2016

Grazie ad Antonio Fazio


Si legge sui giornali che le banche italiane sono sane con l'unica eccezione del Monte dei Paschi. Mi pare che sia giunto il momento di ringraziare Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia dal '93 al 2005, per aver tenuto il sistema bancario italiano al di fuori della bufera provocata dal crack finanziario di Wall Street avvenuto nel 2008 ma provocato dalla speculazione finanziaria cosiddetta dei subprime: una crisi iniziata negli Stati Uniti nella seconda metà del 2006 a causa di un'eccessiva speculazione finanziaria che ha avuto le conseguenze che conosciamo in tutto il mondo bancario occidentale. Ora le nostre banche risentono certamente della crisi ma cosa sarebbe successo se avessero seguito l'esempio delle banche americane?

Altro che Lepanto


Quando si è cominciato a parlare di scontro di civiltà (cristianità contro mondo islamico, vedi Marcello Pera in Italia e Oriana Fallaci dagli Stati Uniti) Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, convocò una Giornata di preghiera per la pace, ad Assisi, con i rappresentanti di tutte le religioni del mondo. Il messaggio fondamentale era: tutte le religioni avvicinano a Dio e promuovono la pace. Le cause delle guerre sono altre.
A quest’incontro ne seguirono altri due promossi dallo stesso Papa e da Benedetto. I Papi non sono caduti nel trabocchetto preparato da forze occidentali per consentir loro un dominio incontrastato nel Medio Oriente petrolifero. L’Isis è sorto utilizzando il fanatismo religioso di alcuni per gettare lo scompiglio in quella regione in modo da giustificare il massiccio intervento armato occidentale e garantirne il dominio assoluto come sempre ha tentato di fare l’Inghilterra negli ultimi secoli. Il mitico Laurence d’Arabia era un agente di Sua Maestà che fomentò lo scontro fra tribù di diverso credo musulmano realizzando il solito “divide et impera” proprio di tutti gli imperi.
L’integrazione dei musulmani nella società europea è un problema reale che è cosa in buona parte diversa dalla lotta al terrorismo, che ha altre motivazioni. Se si vuole sconfiggere il terrorismo musulmano in Europa e nel mondo, l’Occidente deve garantire una pace solida in Medio Oriente che rispetti le differenze religiose e tribali che vi sono. Non è strano che l’Occidente che è dotato di forze economiche immense ed è in buoni rapporti con gli sceicchi petroliferi e con l’Iran, che ha in Israele un alleato efficiente, non riesca a mettere le condizioni per una pace duratura?
Gli ultimi attentati riportano a questa necessità di soluzione. Non ci sono i presupposti per una nuova battaglia di Lepanto.

La bellezza che parla di Dio


Interrompere la vita cittadina e andare in vacanza non è solo l’occasione per dormire di più e fare sport e passeggiate, è anche il momento di contemplare la natura che è didattica, direi apologetica. La natura insegna e parla di Dio. Nel mio caso passeggio in canoa fra le rocce di Terrasini non lontano dall’aeroporto di Palermo. La natura mi sorprende. Frotte di pesciolini saltano davanti alla prua della canoa e c’è anche il pesciolino più sportivo che termina il salto scorrendo sulla coda come per lo sci d’acqua. I giovani saraghi sono vestiti a festa e hanno una striscia nera in campo d’argento sia sul collo che accanto alla coda. Le salpe brucano le alghe come pecore in campagna: sono verdine ma ogni tanto mandano bagliori che riflettono la luce del sole. I gabbiani che a Roma sembrano invadenti qui sono nel loro habitat. Sono grigi finché sono giovani poi diventano bianchi. Imparano a volare quando sono già cresciuti abbastanza. Mentre gli adulti gridano con una voce di bambino che scherza, loro ancora pigolano e si vede che vorrebbero volare ma hanno paura. La mamma gli svolazza intorno fino a che osano lanciarsi. Il Creatore manifesta il suo lato creativo e si capisce che ci sono più cose in cielo e in terra che nella mia filosofia, direbbe Shakespeare. Le rocce si vedono sul fondo in trasparenza fino a sconfinare nel mare blu; la moquette viola fatta di alghe e incrostazioni pulsanti di vita e colori è accarezzata dal mare. Grazie Dio mio per tanta bellezza.


Il nuovo eroismo



Povero Occidente. Per secoli è stato la locomotiva della civiltà, ora mostra segni di crisi profonda. Anzitutto al suo interno. Il turbocapitalismo di marca anglosassone sta impoverendo la classe media in un processo in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri. Dal punto di vista culturale l’Occidente promuove una cultura in cui ogni istinto ha diritto di cittadinanza (droga, pornografia, sesso indiscriminato). Così l’uomo si riduce al livello degli animali e diventa manipolabile dal sistema. In cambio gli animali vengono venerati e viene riconosciuta la loro “dignità”.  La minaccia islamica è stata provocata dall’Occidente con una dissennata politica petrolifera e ora si presenta spaventosa volendo infliggere a noi ciò che abbiamo inflitto a loro in abbondanza. Qual è la via d’uscita? La vita senza Dio è una vita allo sbando ed è allo sbando la prospettiva dell’Occidente che ha abbandonato le radici cristiane. La soluzione è la fede dei cristiani. Mai i cristiani veri hanno avuto vita facile ma sono il lievito. La salvezza è nelle nostre mani e nei nostri cuori. Il mondo ha bisogno di santi, di uomini di Dio. Persone che sanno di essere in missione per conto di Dio e da Lui traggono la forza. San Paolo ci ha tracciato una strada esemplare. Basta cristiani approssimativi! Occorre imparare a vivere di fede. Le famiglie cristiane oggi sono come i monasteri agli albori del Medio Evo. E’ da loro che verrà un futuro migliore. Essere padri e madri cristiani è il nuovo eroismo che la Provvidenza ci chiede.

Il sole dell'orazione


La formazione religiosa mi fu data da mia zia in Calabria nell’estate che precedette la prima comunione, a sette anni. Poi la scuola ha aggiunto la nozione di peccato mortale, che si verifica se c’è “materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso”. Non capivo bene il significato delle parole ma averle imparate a memoria mi è servito per chiarire progressivamente le idee, con annessa paura dell’inferno. Poi c’è stata la parentesi adolescenziale di abbandono della pratica religiosa fino alla riscoperta di un mondo nuovo, affettuoso, familiare dove Dio era diventato “papà” e non il controllore giudice. Nella scoperta della parolina “abbà-papà” era inclusa una pratica che non conoscevo: l’orazione mentale. “Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane..., debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione. In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme!”. E ancora: “Non sai pregare? Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: “Signore, ... non so fare orazione!...”, sii certo che avrai cominciato a farla.” (Punti 91 e 90 di Cammino). Lungo la mia vita “ho fatto orazione” ogni giorno in modo diverso. In quest’ultimo periodo è aumentata la fiducia nella provvidenza di Dio e diminuita quella in me stesso. Parlo al Signore dei miei amici e di me. Ascolto. Lascio che il sole dello Spirito Santo abbronzi la mia anima.

lunedì 27 giugno 2016

La vicinanza con Gesù genera allegria


E' sorprendente come la vicinanza a Gesù generi allegria. Non c'è da meravigliarsi perché Gesù dice di se stesso: "io sono la via, la verità e la vita". E' immediato comprendere che "la via" indica il percorso di Gesù, che è per noi il modello. La "verità" è evidente perché riferita al Verbo incarnato. La "vita" può intendersi sia come vita eterna e risurrezione ma significa anche che l'anima unita a Cristo è vitale ed esprime tutte le sue potenzialità. E' impressionante vedere come i santi cosiddetti contemplativi abbiano realizzato un'infinità di cose e ne abbiano fatte nascere altre in conseguenza. Fra i tanti penso a Padre Pio o all'enorme influenza nella storia esercitata da Santa Caterina da Siena. Personalmente ho conoscito San Josemaría che ha svolto un'incredibile attività nei suoi 73 anni di vita e che ti sorprendeva per il suo irresistibile buon umore. Era un uomo che combatteva con se stesso ma praticava e consigliava un ascetismo sorridente, una lotta per amore fino all'ultimo istante. Viveva l'infanzia spirituale: si sentiva figlio e figlio piccolo di Dio - "non più di tre anni" consigliava - e traeva la sua forza dalla preghiera. "Io non sono nulla, non so nulla, non posso nulla..." ricordo il suono di queste parole pronunciate con passione. Quando sento che non sto facendo bene il mio lavoro chiedo allo Spirito Santo di fare da pilota automatico, come faceva lui che si fidava ogni giorno di più di Dio e meno di se stesso. La sua era un'umiltà piena di allegria.

lunedì 20 giugno 2016

La vera necessità della Chiesa è la fede dei comuni cristiani

La vera necessità della Chiesa è la fede dei comuni cristiani. L'esempio dei primi cristiani può servirci per rompere il guscio di mediocrità in cui siamo stati educati. A me pare che sia un fatto sconvolgente che molti cristiani della prima ora, ebrei, vendessero tutto ciò che avevano mettendo il ricavato ai piedi degli apostoli. (Atti ...). Arrivare a tanto significa essere pienamente coinvolti, in tutta la famiglia. Quando si mette mano al portafoglio significa che prima la si è messa sul cuore. Così mi colpisce che Aquila (marito) e Priscilla incontrino un intellettuale dell'epoca di nome Apollo, in atteggiamento ben disposto e non lo mandino da un teologo e un sacerdote ma lo formino loro al cristianesimo (Atti...). Sembra a volte che la chiamata alla santità enunciata dall'ultimo concilio sia un invito letterario. Per essere santi occorre far entrare in noi lo Spirito Santo e le porte sono quelle: la preghiera, la lettura del Vangelo più qualche libro di contenuto cristiano, la pratica della confessione e della comunione frequente (un Dio che si dà da mangiare), il rosario. Allora sì che cambieremo questa tristissima Europa e convertiremo l'Occidente che prima era seminatore (anche) di luce e ora di distruzione, cupidigia e morte. L'identificazione con Cristo è la fonte della felicità propria e altrui. Non devo aspettare che lo dicano i preti, i vescovi e il Papa (che lo dice chiaramente). E io chi sono? un semideficiente saputello o un umile servitore della vigna del Signore?

mercoledì 15 giugno 2016

Consanguinei di Gesù


Il mese di giugno è in singolare sintonia con il tema del Giubileo della Misericordia anche perché le feste del Cuore di Gesù e di Maria ci riportano all'amore misericordioso di Dio. Sant'Agostino (De sancta virginitate,6) dice che "Maria cooperò col suo amore alla nascita nella Chiesa dei fedeli, membra di quel Capo di cui ella è madre secondo il corpo". E' un motivo in più per considerarci "consanguinei" di Gesù, come diceva San Josemaría Escrivá: "Figli miei sapete perché vi voglio così bene? Perché vedo scorrere in voi lo stesso sangue di Gesù". Questa "fisicità" del considerarci figli di Maria e fratelli di Gesù ci aiuta nell'identificazione con Cristo. Lo Spirito Santo è l' autore di questa identificazione. Quello stesso Spirito che ha inondato l'anima e il corpo di Maria per farci pervenire Gesù. “Lo Spirito come il vento, soffia dove vuole” (Gv. 3,8) vien detto a Nicodemo: a me tocca non frapporre ostacoli e tenere le finestre del mio animo ben aperte a questa benefica corrente. La lettura quotidiana del Vangelo e di un libro spirituale, la frequente confessione e la santa comunione, l'orazione mentale e la recita del rosario, assieme alle altre pratiche sono le finestre spalancate, sono l'alimento del bambino che sono io che ha bisogno di pasti frequenti. Tanto più frequenti quanto più piccolo è il bambino. Nella mia corsa forsennata nell'impiegare inutilmente il tempo, queste pratiche sono il rimedio che non me lo fa sprecare e agevolano l'identificazione con Cristo.

lunedì 6 giugno 2016

La storicità dei Vangeli e tanto altro

Anni fa il Corriere della Sera chiese a Vittorio Messori una risposta ad un articolo che il professor Hans Kung aveva scritto in chiave ostile alla Chiesa Cattolica. Messori la scrisse ma protestò chiedendosi cosa ci stessero a fare le Università cattoliche e pontificie quando si doveva ricorrere a un giornalista per rispondere a un teologo. Il problema esiste: da una parte le università fanno ricerca e la ricerca è la frontiera del particolare e del dubbio; d'altra parte gli atenei formano specialisti, con la conseguenza che la comunicazione verso "gli altri" resta assente. Ma lo spirito di Gesù richiede di saper dare a tutti parole di vita eterna e non solo agli addetti ai lavori. Joseph Grifone, professore di matematica all'Université Paul Sabatier de Toulouse, riesce con precisione analitica e capacità di sintesi a tracciare un itinerario nella fede che è a un tempo teologico, spirituale e ascetico. Si parte dalla verità storica dei Vangeli con le relative critiche (liberale, della storia delle forme, di Bultman) per restituire certezza alla reale possibilità di attingere alla vera realtà di Gesù e dell'ambiente dei suoi discepoli. Dall'attesa messianica dei secoli precedenti si passa alla testimonianza che Gesù ha dato di sè e all'esame dei miracoli e della risurrezione. Segue la descrizione dell'annuncio della salvezza nel mondo culturale antico e delle controversie cristologiche che portano poi a definire l'umanità e la divinità di Gesù con il mistero dell'Unità e Trinità di Dio. Il libro descrive il senso del sacrificio redentore e della presenza di Dio nella storia della Chiesa; infine si sofferma con chiarezza sulla vita in Cristo, sull'unione con Lui nell'Eucarestia e i sacramenti e, in generale, sull'identificazione del cristiano con Gesù. Non è trascurata la dimensione sociale della carità. In sintesi un vero itinerario verso Dio in 300 pagine che costituiscono un efficace vademecum per il laico cristiano. Il titolo è "Dai Vangeli a Gesù Cristo", Ares Editore, prezzo 16 euro, marzo 2016.


Lo sbarco in Normandia continua ancora


"Lo sbarco in Normandia continua ancora" dice un amico al protagonista del libro i"I Diavoli" di Guido Brera. Il libro (Rizzoli editore) fa comprendere il clima e i giochi dell'alta finanza mondiale e fa capire che lo scenario della seconda guerra mondiale non è sostanzialmente mutato. L'Italia ha perso la guerra e ancora oggi si va sempre più configurando come un paese colonizzato. I vincitori (beninteso abbastanza clementi rispetto ai secoli passati) impongono il clima sociale e morale, l'agenda dei temi da affrontare sembra più imposto dall'esterno che non dalle condizioni interne (un esempio: come mai un paese con problemi gravi di occupazione e di immigrazione si trova impegnato su un tema periferico e circoscritto come quello delle unioni civili?), le privatizzazioni eseguite affrettatamente, il prossimo cambiamento costituzionale che favorisce un tipo di governo decisionista, e così via... In realtà nel dopoguerra un momento favorevole c'è stato. Nel 1962 l'Italia era al quarto posto fra i paesi più industrializzati. Quello sviluppo prodigioso era avvenuto grazie ad una classe dirigente ben preparata (Kennedy disse a Fanfani che aveva studiato su un suo libro) e in un periodo in cui gli alleati erano impegnati nella guerra fredda. Ora il turbocapitalismo della deregulation, assieme al nuovo protagonista tedesco, sembra imperversare sulle sorti del nostro Paese. Qual'è la soluzione? Pare che ce ne sia una sola: la qualità delle persone. Occorre stimolare i giovani a studiare col desiderio di comprendere la realtà che ci circonda: cultura umanistica, storia (debellata dai luoghi comuni), economia e finanza, comunicazione; trasmettendo il coraggio d'intraprendere. Papa Francesco dà la direzione giusta. 


venerdì 3 giugno 2016

Meglio stare dalla parte del pubblicano


Le attenzioni del Papa nei confronti di Pannella, della Bonino e di Scalfari mi hanno sorpreso. E' stata un'occasione per me di riflessione. Non è che per caso mi sto mettendo nel numero di chi si meraviglia che Gesù parli con la Samaritana, di chi pretende che Gesù condanni l'adultera, di chi si scandalizza del pranzo di Gesù con Zaccheo, "capo dei pubblicani e ricco", o con gli amici di Matteo, anche lui pubblicano? (i pubblicani non solo erano esattori delle tasse ma le sottraevano al popolo eletto per versarle ai Romani: peggio non si può). Oppure assomiglio a Simone il fariseo che dice fra sé: «Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice». Anche in me c'è la tendenza a ridurre il rapporto con Dio a regole fisse che mi danno sicurezza. Invece Gesù entra nel vero spirito della legge: non la sovverte ma la interpreta nel modo giusto. Dio ne sa più di me. Devo stare attento perché sono stati gli scribi, i farisei, i dottori della legge a condannare Gesù. Perciò mi sono detto: "vacci piano quando ti viene voglia di criticare l'operato del vicario di Cristo. Pensa ai fatti tuoi, pensa come va l'identificazione con Gesù pur ricevendolo ogni giorno. Sei sicuro di saper voler bene agli altri? di comprenderli, di guardarli come Gesù? Cerca di non essere l'ipocrita che predica bene e razzola male". Meglio stare dalla parte del pubblicano (anche lui! Lc 18) che chiede perdono, che dalla parte del fariseo sicuro di sé ma non accetto a Dio.


giovedì 26 maggio 2016

La Provvidenza provvede


"La provvidenza provvede": è un proverbio medievale di mia invenzione che mi aiuta quando arriva la tentazione di spaventarsi davanti alle follie personali e collettive di cui siamo circondati. Il ruolo dei cristiani non è quello di angosciarsi ma di essere forti della forza di Gesù. Guardiamo al nostro Capo (detto anche Re dei Re). Che vittorie ha avuto? Nessuna, secondo la mentalità mondana, la più grande secondo la visione della fede. Gesù ha vinto la nostra tendenza al male e ha aperto la strada alla felicità dell'Amore. E' qui che devo seguirlo. Il mondo è quello che ho davanti, in cui devo vivere senza fughe d'immaginazione: ah se potessi, ah se avessi fatto... None! come dicono in Ciociaria. No. E' "qui" che devo essere un campione dell'amore, della laboriosità, dell'allegria. Una persona vera in cui non c'è inganno. L'impegno sociale è il bene che posso fare a portata di mano. L'amore è la stima per le persone che ho accanto e che tratto con affetto vero. L'amore è il comandamento nuovo che dà Gesù: perennemente nuovo perché ogni volta è una scoperta. Non possiamo prendere su di noi tutto il male del mondo, altrimenti diventiamo esausti e pessimisti. Gesù mi chiede di fare il bene che ho davanti, di dare un senso alle mie sofferenze e un motivo alla mia allegria. Quando mai il mondo è andato come vorremmo noi? Il Signore fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Io sarò giusto solo se mi appoggio totalmente e fiduciosamente su Gesù. Per il resto la Provvidenza provvede.

domenica 22 maggio 2016

Ettore Bernabei 95 anni

Il 16 maggio Ettore Bernabei ha compiuto 95 anni. Non è soltanto un motivo di ringraziamento per una lunga vita, vissuta tuttora con lucidità ed efficienza. E' un occasione per riflettere sulla testimonianza che quest'uomo ha dato e continua a dare. Bernabei per quasi quindici anni ha impresso alla Rai un carattere di qualità forse ineguagliato al mondo. La sua strategia era di investire nel prodotto più che in sontuosi edifici. In quegli anni la Rai produceva programmi di rilievo internazionale e valorizzava talenti che tuttora possiamo rivedere su You Tube. Era una Rai che aiutava gli italiani a lavorare: era realista ma ottimista, davvero democratica (basti pensare all'invenzione delle Tribune politiche dove anche i partiti minori erano rappresentati), istruttiva (gli sceneggiati dei classici della letteratura), serena (programmi divertenti e non volgari). Presentava un'Italia pulita, laboriosa e allegra. Dopo un periodo da manager di una finanziaria dell'Iri, il pensionato Bernabei ha dato vita ad una casa produttrice che ha portato la Bibbia sugli schermi di tutto il mondo col massimo degli ascolti, ha rivisitato capolavori (Anna Karenina, Guerra e Pace), e, fra i tanti successi, continua ad attrarre tanti spettatori con don Matteo (un'idea di Ettore che prende spunto dal Padre Brown di Chesterton). Cattolico fervente, amico di tutti, desideroso di servire il Paese e la Chiesa. Ora s'impegna per formare giovani per creare una nuova classe dirigente. Ragazzi c'è solo da imparare.


giovedì 12 maggio 2016

Uscire dal letargo


"Non possiamo incrociare le braccia quando una sottile persecuzione condanna la Chiesa a morire d'inedia, relegandola fuori dalla vita pubblica e, soprattutto, impedendole d'intervenire nell'educazione, nella cultura, nella vita familiare.
Non sono diritti nostri: sono di Dio ed Egli li ha affidati a noi cattolici per esercitarli.
Vi dirò a questo proposito un mio grande desiderio: vorrei che nel catechismo della dottrina cristiana per bambini si insegnasse chiaramente quali sono quei punti fermi su cui non si può cedere nell'agire, in un modo o nell'altro, nella vita pubblica; e che si affermasse, allo stesso tempo, il dovere di intervenire, di non astenersi, di collaborare per servire con lealtà e libertà personale il bene comune. E' un mio gran desiderio, perché vedo che così i cattolici imparerebbero queste verità fin da bambini e le saprebbero mettere in pratica una volta diventati adulti."
Sono parole di San Josemaría Escrivá, scritte nel 1932, di totale attualità. E' necessario che chi ha fede esca dal letargo in cui sembrano immersi i cattolici. Ognuno a modo suo. Sono ridicole per non dire diaboliche le polemiche su quale comportamento adottare. L'importante è non restare inerti. Ognuno col suo criterio e con la sua inclinazione. Educazione (scuola), cultura (intrattenimento, informazione, approfondimenti), vita familiare (la possibilità di sposarsi giovani, rispetto per la vita umana, agevolazioni fiscali e tutto il resto) sono i campi in cui lavorare intensamente.

venerdì 6 maggio 2016

Saper voler bene


Per l'ennesima volta vengo a sapere che una moglie ha cacciato il marito di casa per comportamento intollerabile. Non posso, non voglio e non devo giudicare. Vorrei soltanto farmi portavoce per avvisare delle conseguenze che queste decisioni portano. Sono testimone che i litigi, le cause, le tensioni, ecc. che derivano da una separazione sono una via crucis che non ha niente da invidiare al tenersi il coniuge che si comporta male. Chiaramente bisogna distinguere caso per caso. Ma lo stesso vorrei mettere in guardia soprattutto le donne dalle amiche che suggeriscono: lascialo! è "intollerabile". Ognuno prenderà le decisioni in coscienza ma quando si dice: " Io prendo te come mio sposo e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita" si sta dicendo quel che si dice e occorre ricordarselo. Chi può misurare le ferite nella personalità dei figli? E non è meglio perdonare, sorridere, andare avanti? Quanti matrimoni in passato si sono salvati così e le famiglie sono sopravvissute bene. Se Dio perdona perché il coniuge non prova a perdonare? E certi comportamenti non saranno stati anche provocati dalla freddezza, dalla supeficialità, da cambi d'umore dell'altro o dell'altra? Ripeto che mi guardo bene dal giudicare, parlo solo perché le sofferenze di cui sono stato testimone "dopo" vengono troppo spesso sottovalutate, specie se ci sono figli. E' la più importante delle scienze: saper voler bene.

giovedì 28 aprile 2016

Il dolore


Il dolore. In questi giorni sono vicino ad una donna che soffre per un tumore al cervello sempre più invadente, assistita da un marito innamorato, operativo e discreto e da una mamma che conosco da tempo: una donna di grande e profonda sensibilità. Preghiamo tutti. Il male avanza. La domanda è quella di sempre: Signore perché? Perché la nostra vita incontra tanti dolori e ha un appuntamento sicuro col dolore della morte? Solo in Dio c'è la risposta, in quel Dio che ci ha dato la vita. Il dolore è cammino verso la vita in Dio. Il dolore ci prepara alla vita in Dio. Dio stesso ha percorso per noi la strada del dolore. Nascere fuori casa, deposto in una mangiatoia, sùbito in fuga: sembra di assistere ad una delle storie dei migranti di oggi. Amato ma incompreso. Odiato e crocifisso. Siamo all'opposto della mentalità mondana: sicurezza, successo, sensualità. Eppure al fondo di quella storia c'è la vita gloriosa, c'è il sorriso di Maria, c'è il volto di Dio.
Il dolore fa male come faceva male a Gesù. Non c'è modo di limitarlo. Ci sono solo (per grazia di Dio) le cure antidolorifiche che però non abbattono il male. La risposta vera ce la danno le madri. Le madri sanno soffrire per amore. Essere madri significa soffrire fin dal primo momento ma l'amore fa dire che ne vale la pena. Maria ha sofferto ma ora è la madre di tutti. Questa è la consolazione. Il dolore è fecondo. Il dolore porta la vita. Santa Maria prega per noi peccatori, ora e nell'ora della nostra morte. E mostraci Gesù.

giovedì 21 aprile 2016

Le radici del buon umore


I cristiani sanno che Dio è amore e sono chiamati a essere dei maestri dell'arte di voler bene. E' un'arte non facile, che non si finisce mai d'acquisire. Il buon umore ne è uno degli aspetti principali. La sua vera radice è l'identificazione con Gesù, che il Signore ci dona se alimentiamo il nostro animo con la lettura continua del Vangelo e di libri spirituali, con la confessione e la comunione, con la recita affettuosa del santo rosario e con la guida di un buon padre spirituale. Gesù non è solo la via (la guida) e la verità, è anche la vita e i santi ci meravigliano per la loro vitalità malgrado le prove che devono affrontare. L'identificazione con Gesù porta con sè un'allegria inarrestabile che accompagna il dono totale di sè. D'altro canto non possiamo pretendere da noi un'attività inarrestabile. Gesù stesso dice "non affannatevi" (Mt 6,25). Quel minimo di riposo e di distensione ci vuole, semmai con attività intelligenti che distraggano e ci rallegrino.
 "E' importante che una mamma canti" disse un pedagogista. Le persone intorno a noi le vorremmo virtuose sì, ma anche allegre. I bambini amati dai genitori sorridono molto e noi siamo bambini davanti a Dio. Sappiamo di essere amati. Il buon umore è una virtù già di per sè. Se manca, probabilmente c'è una barriera fra Dio e me. Allora conviene mettermi alla presenza di Dio e dirgli "Signore perché mi sento triste?". E scopro i lacci dell'amor proprio, prima fonte di ogni tristezza, e imparo a non prendermi troppo sul serio.