domenica 14 agosto 2016

Ettore Bernabei

Con la morte di Ettore Bernabei si chiude la generazione di coloro che hanno portato l'Italia del dopoguerra a diventare, nel '62, la quarta potenza industriale mondiale. Bernabei non è stato solo il forgiatore di una Rai che raggiunse vertici di qualità internazionale. E' stato l'amico e consigliere di Amintore Fanfani con cui si vedeva ogni sera. Hanno seguito insieme le fasi più delicate della politica nazionale e internazionale. E' stato proprio Bernabei un anello di quella catena di comunicazione febbrile che scongiurò la minaccia della terza guerra mondiale nel '62. Bernabei si trovava a Washington e riferì allo staff di John Kennedy quanto Papa Giovanni e Fanfani suggerivano per risolvere la crisi dei missili russi a Cuba. Gli Stati Uniti accettarono di ritirare i propri missili dalla Puglia e da altre località da cui potevano raggiungere il territorio russo, realizzando così l'accordo di pace.
Bernabei non ha mai cessato di seguire le vicende della Rai, non certo per nostalgia, ma perché era cosciente di quanto fosse importante la televisione per formare la coscienza di un paese, nel bene e nel male. Lui la gestì per il bene. Voleva mandare a letto gli italiani contenti del proprio lavoro, coscienti dei problemi del Paese ma fiduciosi di un domani migliore. Ha unito capacità manageriale e la cultura necessaria per educare milioni di spettatori. A chi lo accusava di fare una televisione pedagogica rispondeva che la televisione è sempre pedagogica.
Andato in pensione, ha creato la Lux Vide, società di produzione che ha regalato all'Italia e al mondo programmi di qualità, dimostrando che la battaglia degli ascolti si vince non con la tv spazzatura ma con l'intelligenza dei programmi. I suoi successi come produttore sono numerosi. Il più recente è la serie di don Matteo che non cessa di realizzare ascolti incredibili. La fiction su Papa Giovanni XXIII ha registrato il record di ascolti per il suo genere.
Tanto altro ha realizzato e insegnato ma ciò che a lui stava a cuore è di trasmettere la fede in Dio e la conseguente fiducia nella Provvidenza. Lui vedeva la sua vita così: un percorso guidato e accompagnato dalla Provvidenza.
Nella foto la festa del 95° compleanno celebrato con i familiari il 16 maggio scorso

giovedì 11 agosto 2016

La professionalità


Se si dice a una persona che ha professionalità la si rende felice. Oggi la professionalità è probabilmente l'unico valore rimasto. Alla radice dell'impegno nel lavoro ci sono diverse motivazioni: l'affermazione della propria personalità, la soddisfazione economica, ecc... Quasi sempre purtroppo il lavoro che più viene stimato è quello meglio remunerato. Un finanziere speculatore viene considerato con più stima di una casalinga con molti figli anche se il primo è un parassita della società e l'altra ne è una colonna. E allora cos'è il lavoro? Il primo Professionista è Dio che, secondo la Bibbia, ha creato il mondo intero inventando anche il week end. Alla radice della cultura ebraica c'è il lavoro. "Chi non lavora non mangi" dice San Paolo (2Tess 3,10) riprendendo la tradizione ebraica così diversa da quella dei popoli vicini. L'altro Professionista è Gesù che nei trent'anni di lavoro nascosto e nei tre anni di vita pubblica ha costruito il grande edificio che è la Chiesa, e ancor oggi contiamo gli anni dalla sua nascita. Il cristiano segue le orme di Gesù: il suo primo compito è costruire la Chiesa attraverso la famiglia e il lavoro professionale. Non si tratta d'inserire buoni pensierini nella vita familiare e di lavoro, ma di svolgere un'azione formativa impegnata verso tutti, con amicizia e confidenza. Il grande artefice della Chiesa è lo Spirito Santo per cui il cristiano  non deve solo essere operativo ma dev'essere un uomo di preghiera che legge il Vangelo.

martedì 2 agosto 2016

Grazie ad Antonio Fazio


Si legge sui giornali che le banche italiane sono sane con l'unica eccezione del Monte dei Paschi. Mi pare che sia giunto il momento di ringraziare Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia dal '93 al 2005, per aver tenuto il sistema bancario italiano al di fuori della bufera provocata dal crack finanziario di Wall Street avvenuto nel 2008 ma provocato dalla speculazione finanziaria cosiddetta dei subprime: una crisi iniziata negli Stati Uniti nella seconda metà del 2006 a causa di un'eccessiva speculazione finanziaria che ha avuto le conseguenze che conosciamo in tutto il mondo bancario occidentale. Ora le nostre banche risentono certamente della crisi ma cosa sarebbe successo se avessero seguito l'esempio delle banche americane?

Altro che Lepanto


Quando si è cominciato a parlare di scontro di civiltà (cristianità contro mondo islamico, vedi Marcello Pera in Italia e Oriana Fallaci dagli Stati Uniti) Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, convocò una Giornata di preghiera per la pace, ad Assisi, con i rappresentanti di tutte le religioni del mondo. Il messaggio fondamentale era: tutte le religioni avvicinano a Dio e promuovono la pace. Le cause delle guerre sono altre.
A quest’incontro ne seguirono altri due promossi dallo stesso Papa e da Benedetto. I Papi non sono caduti nel trabocchetto preparato da forze occidentali per consentir loro un dominio incontrastato nel Medio Oriente petrolifero. L’Isis è sorto utilizzando il fanatismo religioso di alcuni per gettare lo scompiglio in quella regione in modo da giustificare il massiccio intervento armato occidentale e garantirne il dominio assoluto come sempre ha tentato di fare l’Inghilterra negli ultimi secoli. Il mitico Laurence d’Arabia era un agente di Sua Maestà che fomentò lo scontro fra tribù di diverso credo musulmano realizzando il solito “divide et impera” proprio di tutti gli imperi.
L’integrazione dei musulmani nella società europea è un problema reale che è cosa in buona parte diversa dalla lotta al terrorismo, che ha altre motivazioni. Se si vuole sconfiggere il terrorismo musulmano in Europa e nel mondo, l’Occidente deve garantire una pace solida in Medio Oriente che rispetti le differenze religiose e tribali che vi sono. Non è strano che l’Occidente che è dotato di forze economiche immense ed è in buoni rapporti con gli sceicchi petroliferi e con l’Iran, che ha in Israele un alleato efficiente, non riesca a mettere le condizioni per una pace duratura?
Gli ultimi attentati riportano a questa necessità di soluzione. Non ci sono i presupposti per una nuova battaglia di Lepanto.

La bellezza che parla di Dio


Interrompere la vita cittadina e andare in vacanza non è solo l’occasione per dormire di più e fare sport e passeggiate, è anche il momento di contemplare la natura che è didattica, direi apologetica. La natura insegna e parla di Dio. Nel mio caso passeggio in canoa fra le rocce di Terrasini non lontano dall’aeroporto di Palermo. La natura mi sorprende. Frotte di pesciolini saltano davanti alla prua della canoa e c’è anche il pesciolino più sportivo che termina il salto scorrendo sulla coda come per lo sci d’acqua. I giovani saraghi sono vestiti a festa e hanno una striscia nera in campo d’argento sia sul collo che accanto alla coda. Le salpe brucano le alghe come pecore in campagna: sono verdine ma ogni tanto mandano bagliori che riflettono la luce del sole. I gabbiani che a Roma sembrano invadenti qui sono nel loro habitat. Sono grigi finché sono giovani poi diventano bianchi. Imparano a volare quando sono già cresciuti abbastanza. Mentre gli adulti gridano con una voce di bambino che scherza, loro ancora pigolano e si vede che vorrebbero volare ma hanno paura. La mamma gli svolazza intorno fino a che osano lanciarsi. Il Creatore manifesta il suo lato creativo e si capisce che ci sono più cose in cielo e in terra che nella mia filosofia, direbbe Shakespeare. Le rocce si vedono sul fondo in trasparenza fino a sconfinare nel mare blu; la moquette viola fatta di alghe e incrostazioni pulsanti di vita e colori è accarezzata dal mare. Grazie Dio mio per tanta bellezza.


Il nuovo eroismo



Povero Occidente. Per secoli è stato la locomotiva della civiltà, ora mostra segni di crisi profonda. Anzitutto al suo interno. Il turbocapitalismo di marca anglosassone sta impoverendo la classe media in un processo in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri. Dal punto di vista culturale l’Occidente promuove una cultura in cui ogni istinto ha diritto di cittadinanza (droga, pornografia, sesso indiscriminato). Così l’uomo si riduce al livello degli animali e diventa manipolabile dal sistema. In cambio gli animali vengono venerati e viene riconosciuta la loro “dignità”.  La minaccia islamica è stata provocata dall’Occidente con una dissennata politica petrolifera e ora si presenta spaventosa volendo infliggere a noi ciò che abbiamo inflitto a loro in abbondanza. Qual è la via d’uscita? La vita senza Dio è una vita allo sbando ed è allo sbando la prospettiva dell’Occidente che ha abbandonato le radici cristiane. La soluzione è la fede dei cristiani. Mai i cristiani veri hanno avuto vita facile ma sono il lievito. La salvezza è nelle nostre mani e nei nostri cuori. Il mondo ha bisogno di santi, di uomini di Dio. Persone che sanno di essere in missione per conto di Dio e da Lui traggono la forza. San Paolo ci ha tracciato una strada esemplare. Basta cristiani approssimativi! Occorre imparare a vivere di fede. Le famiglie cristiane oggi sono come i monasteri agli albori del Medio Evo. E’ da loro che verrà un futuro migliore. Essere padri e madri cristiani è il nuovo eroismo che la Provvidenza ci chiede.

Il sole dell'orazione


La formazione religiosa mi fu data da mia zia in Calabria nell’estate che precedette la prima comunione, a sette anni. Poi la scuola ha aggiunto la nozione di peccato mortale, che si verifica se c’è “materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso”. Non capivo bene il significato delle parole ma averle imparate a memoria mi è servito per chiarire progressivamente le idee, con annessa paura dell’inferno. Poi c’è stata la parentesi adolescenziale di abbandono della pratica religiosa fino alla riscoperta di un mondo nuovo, affettuoso, familiare dove Dio era diventato “papà” e non il controllore giudice. Nella scoperta della parolina “abbà-papà” era inclusa una pratica che non conoscevo: l’orazione mentale. “Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane..., debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione. In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme!”. E ancora: “Non sai pregare? Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: “Signore, ... non so fare orazione!...”, sii certo che avrai cominciato a farla.” (Punti 91 e 90 di Cammino). Lungo la mia vita “ho fatto orazione” ogni giorno in modo diverso. In quest’ultimo periodo è aumentata la fiducia nella provvidenza di Dio e diminuita quella in me stesso. Parlo al Signore dei miei amici e di me. Ascolto. Lascio che il sole dello Spirito Santo abbronzi la mia anima.

lunedì 27 giugno 2016

La vicinanza con Gesù genera allegria


E' sorprendente come la vicinanza a Gesù generi allegria. Non c'è da meravigliarsi perché Gesù dice di se stesso: "io sono la via, la verità e la vita". E' immediato comprendere che "la via" indica il percorso di Gesù, che è per noi il modello. La "verità" è evidente perché riferita al Verbo incarnato. La "vita" può intendersi sia come vita eterna e risurrezione ma significa anche che l'anima unita a Cristo è vitale ed esprime tutte le sue potenzialità. E' impressionante vedere come i santi cosiddetti contemplativi abbiano realizzato un'infinità di cose e ne abbiano fatte nascere altre in conseguenza. Fra i tanti penso a Padre Pio o all'enorme influenza nella storia esercitata da Santa Caterina da Siena. Personalmente ho conoscito San Josemaría che ha svolto un'incredibile attività nei suoi 73 anni di vita e che ti sorprendeva per il suo irresistibile buon umore. Era un uomo che combatteva con se stesso ma praticava e consigliava un ascetismo sorridente, una lotta per amore fino all'ultimo istante. Viveva l'infanzia spirituale: si sentiva figlio e figlio piccolo di Dio - "non più di tre anni" consigliava - e traeva la sua forza dalla preghiera. "Io non sono nulla, non so nulla, non posso nulla..." ricordo il suono di queste parole pronunciate con passione. Quando sento che non sto facendo bene il mio lavoro chiedo allo Spirito Santo di fare da pilota automatico, come faceva lui che si fidava ogni giorno di più di Dio e meno di se stesso. La sua era un'umiltà piena di allegria.

lunedì 20 giugno 2016

La vera necessità della Chiesa è la fede dei comuni cristiani

La vera necessità della Chiesa è la fede dei comuni cristiani. L'esempio dei primi cristiani può servirci per rompere il guscio di mediocrità in cui siamo stati educati. A me pare che sia un fatto sconvolgente che molti cristiani della prima ora, ebrei, vendessero tutto ciò che avevano mettendo il ricavato ai piedi degli apostoli. (Atti ...). Arrivare a tanto significa essere pienamente coinvolti, in tutta la famiglia. Quando si mette mano al portafoglio significa che prima la si è messa sul cuore. Così mi colpisce che Aquila (marito) e Priscilla incontrino un intellettuale dell'epoca di nome Apollo, in atteggiamento ben disposto e non lo mandino da un teologo e un sacerdote ma lo formino loro al cristianesimo (Atti...). Sembra a volte che la chiamata alla santità enunciata dall'ultimo concilio sia un invito letterario. Per essere santi occorre far entrare in noi lo Spirito Santo e le porte sono quelle: la preghiera, la lettura del Vangelo più qualche libro di contenuto cristiano, la pratica della confessione e della comunione frequente (un Dio che si dà da mangiare), il rosario. Allora sì che cambieremo questa tristissima Europa e convertiremo l'Occidente che prima era seminatore (anche) di luce e ora di distruzione, cupidigia e morte. L'identificazione con Cristo è la fonte della felicità propria e altrui. Non devo aspettare che lo dicano i preti, i vescovi e il Papa (che lo dice chiaramente). E io chi sono? un semideficiente saputello o un umile servitore della vigna del Signore?

mercoledì 15 giugno 2016

Consanguinei di Gesù


Il mese di giugno è in singolare sintonia con il tema del Giubileo della Misericordia anche perché le feste del Cuore di Gesù e di Maria ci riportano all'amore misericordioso di Dio. Sant'Agostino (De sancta virginitate,6) dice che "Maria cooperò col suo amore alla nascita nella Chiesa dei fedeli, membra di quel Capo di cui ella è madre secondo il corpo". E' un motivo in più per considerarci "consanguinei" di Gesù, come diceva San Josemaría Escrivá: "Figli miei sapete perché vi voglio così bene? Perché vedo scorrere in voi lo stesso sangue di Gesù". Questa "fisicità" del considerarci figli di Maria e fratelli di Gesù ci aiuta nell'identificazione con Cristo. Lo Spirito Santo è l' autore di questa identificazione. Quello stesso Spirito che ha inondato l'anima e il corpo di Maria per farci pervenire Gesù. “Lo Spirito come il vento, soffia dove vuole” (Gv. 3,8) vien detto a Nicodemo: a me tocca non frapporre ostacoli e tenere le finestre del mio animo ben aperte a questa benefica corrente. La lettura quotidiana del Vangelo e di un libro spirituale, la frequente confessione e la santa comunione, l'orazione mentale e la recita del rosario, assieme alle altre pratiche sono le finestre spalancate, sono l'alimento del bambino che sono io che ha bisogno di pasti frequenti. Tanto più frequenti quanto più piccolo è il bambino. Nella mia corsa forsennata nell'impiegare inutilmente il tempo, queste pratiche sono il rimedio che non me lo fa sprecare e agevolano l'identificazione con Cristo.

lunedì 6 giugno 2016

La storicità dei Vangeli e tanto altro

Anni fa il Corriere della Sera chiese a Vittorio Messori una risposta ad un articolo che il professor Hans Kung aveva scritto in chiave ostile alla Chiesa Cattolica. Messori la scrisse ma protestò chiedendosi cosa ci stessero a fare le Università cattoliche e pontificie quando si doveva ricorrere a un giornalista per rispondere a un teologo. Il problema esiste: da una parte le università fanno ricerca e la ricerca è la frontiera del particolare e del dubbio; d'altra parte gli atenei formano specialisti, con la conseguenza che la comunicazione verso "gli altri" resta assente. Ma lo spirito di Gesù richiede di saper dare a tutti parole di vita eterna e non solo agli addetti ai lavori. Joseph Grifone, professore di matematica all'Université Paul Sabatier de Toulouse, riesce con precisione analitica e capacità di sintesi a tracciare un itinerario nella fede che è a un tempo teologico, spirituale e ascetico. Si parte dalla verità storica dei Vangeli con le relative critiche (liberale, della storia delle forme, di Bultman) per restituire certezza alla reale possibilità di attingere alla vera realtà di Gesù e dell'ambiente dei suoi discepoli. Dall'attesa messianica dei secoli precedenti si passa alla testimonianza che Gesù ha dato di sè e all'esame dei miracoli e della risurrezione. Segue la descrizione dell'annuncio della salvezza nel mondo culturale antico e delle controversie cristologiche che portano poi a definire l'umanità e la divinità di Gesù con il mistero dell'Unità e Trinità di Dio. Il libro descrive il senso del sacrificio redentore e della presenza di Dio nella storia della Chiesa; infine si sofferma con chiarezza sulla vita in Cristo, sull'unione con Lui nell'Eucarestia e i sacramenti e, in generale, sull'identificazione del cristiano con Gesù. Non è trascurata la dimensione sociale della carità. In sintesi un vero itinerario verso Dio in 300 pagine che costituiscono un efficace vademecum per il laico cristiano. Il titolo è "Dai Vangeli a Gesù Cristo", Ares Editore, prezzo 16 euro, marzo 2016.


Lo sbarco in Normandia continua ancora


"Lo sbarco in Normandia continua ancora" dice un amico al protagonista del libro i"I Diavoli" di Guido Brera. Il libro (Rizzoli editore) fa comprendere il clima e i giochi dell'alta finanza mondiale e fa capire che lo scenario della seconda guerra mondiale non è sostanzialmente mutato. L'Italia ha perso la guerra e ancora oggi si va sempre più configurando come un paese colonizzato. I vincitori (beninteso abbastanza clementi rispetto ai secoli passati) impongono il clima sociale e morale, l'agenda dei temi da affrontare sembra più imposto dall'esterno che non dalle condizioni interne (un esempio: come mai un paese con problemi gravi di occupazione e di immigrazione si trova impegnato su un tema periferico e circoscritto come quello delle unioni civili?), le privatizzazioni eseguite affrettatamente, il prossimo cambiamento costituzionale che favorisce un tipo di governo decisionista, e così via... In realtà nel dopoguerra un momento favorevole c'è stato. Nel 1962 l'Italia era al quarto posto fra i paesi più industrializzati. Quello sviluppo prodigioso era avvenuto grazie ad una classe dirigente ben preparata (Kennedy disse a Fanfani che aveva studiato su un suo libro) e in un periodo in cui gli alleati erano impegnati nella guerra fredda. Ora il turbocapitalismo della deregulation, assieme al nuovo protagonista tedesco, sembra imperversare sulle sorti del nostro Paese. Qual'è la soluzione? Pare che ce ne sia una sola: la qualità delle persone. Occorre stimolare i giovani a studiare col desiderio di comprendere la realtà che ci circonda: cultura umanistica, storia (debellata dai luoghi comuni), economia e finanza, comunicazione; trasmettendo il coraggio d'intraprendere. Papa Francesco dà la direzione giusta. 


venerdì 3 giugno 2016

Meglio stare dalla parte del pubblicano


Le attenzioni del Papa nei confronti di Pannella, della Bonino e di Scalfari mi hanno sorpreso. E' stata un'occasione per me di riflessione. Non è che per caso mi sto mettendo nel numero di chi si meraviglia che Gesù parli con la Samaritana, di chi pretende che Gesù condanni l'adultera, di chi si scandalizza del pranzo di Gesù con Zaccheo, "capo dei pubblicani e ricco", o con gli amici di Matteo, anche lui pubblicano? (i pubblicani non solo erano esattori delle tasse ma le sottraevano al popolo eletto per versarle ai Romani: peggio non si può). Oppure assomiglio a Simone il fariseo che dice fra sé: «Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice». Anche in me c'è la tendenza a ridurre il rapporto con Dio a regole fisse che mi danno sicurezza. Invece Gesù entra nel vero spirito della legge: non la sovverte ma la interpreta nel modo giusto. Dio ne sa più di me. Devo stare attento perché sono stati gli scribi, i farisei, i dottori della legge a condannare Gesù. Perciò mi sono detto: "vacci piano quando ti viene voglia di criticare l'operato del vicario di Cristo. Pensa ai fatti tuoi, pensa come va l'identificazione con Gesù pur ricevendolo ogni giorno. Sei sicuro di saper voler bene agli altri? di comprenderli, di guardarli come Gesù? Cerca di non essere l'ipocrita che predica bene e razzola male". Meglio stare dalla parte del pubblicano (anche lui! Lc 18) che chiede perdono, che dalla parte del fariseo sicuro di sé ma non accetto a Dio.


giovedì 26 maggio 2016

La Provvidenza provvede


"La provvidenza provvede": è un proverbio medievale di mia invenzione che mi aiuta quando arriva la tentazione di spaventarsi davanti alle follie personali e collettive di cui siamo circondati. Il ruolo dei cristiani non è quello di angosciarsi ma di essere forti della forza di Gesù. Guardiamo al nostro Capo (detto anche Re dei Re). Che vittorie ha avuto? Nessuna, secondo la mentalità mondana, la più grande secondo la visione della fede. Gesù ha vinto la nostra tendenza al male e ha aperto la strada alla felicità dell'Amore. E' qui che devo seguirlo. Il mondo è quello che ho davanti, in cui devo vivere senza fughe d'immaginazione: ah se potessi, ah se avessi fatto... None! come dicono in Ciociaria. No. E' "qui" che devo essere un campione dell'amore, della laboriosità, dell'allegria. Una persona vera in cui non c'è inganno. L'impegno sociale è il bene che posso fare a portata di mano. L'amore è la stima per le persone che ho accanto e che tratto con affetto vero. L'amore è il comandamento nuovo che dà Gesù: perennemente nuovo perché ogni volta è una scoperta. Non possiamo prendere su di noi tutto il male del mondo, altrimenti diventiamo esausti e pessimisti. Gesù mi chiede di fare il bene che ho davanti, di dare un senso alle mie sofferenze e un motivo alla mia allegria. Quando mai il mondo è andato come vorremmo noi? Il Signore fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Io sarò giusto solo se mi appoggio totalmente e fiduciosamente su Gesù. Per il resto la Provvidenza provvede.

domenica 22 maggio 2016

Ettore Bernabei 95 anni

Il 16 maggio Ettore Bernabei ha compiuto 95 anni. Non è soltanto un motivo di ringraziamento per una lunga vita, vissuta tuttora con lucidità ed efficienza. E' un occasione per riflettere sulla testimonianza che quest'uomo ha dato e continua a dare. Bernabei per quasi quindici anni ha impresso alla Rai un carattere di qualità forse ineguagliato al mondo. La sua strategia era di investire nel prodotto più che in sontuosi edifici. In quegli anni la Rai produceva programmi di rilievo internazionale e valorizzava talenti che tuttora possiamo rivedere su You Tube. Era una Rai che aiutava gli italiani a lavorare: era realista ma ottimista, davvero democratica (basti pensare all'invenzione delle Tribune politiche dove anche i partiti minori erano rappresentati), istruttiva (gli sceneggiati dei classici della letteratura), serena (programmi divertenti e non volgari). Presentava un'Italia pulita, laboriosa e allegra. Dopo un periodo da manager di una finanziaria dell'Iri, il pensionato Bernabei ha dato vita ad una casa produttrice che ha portato la Bibbia sugli schermi di tutto il mondo col massimo degli ascolti, ha rivisitato capolavori (Anna Karenina, Guerra e Pace), e, fra i tanti successi, continua ad attrarre tanti spettatori con don Matteo (un'idea di Ettore che prende spunto dal Padre Brown di Chesterton). Cattolico fervente, amico di tutti, desideroso di servire il Paese e la Chiesa. Ora s'impegna per formare giovani per creare una nuova classe dirigente. Ragazzi c'è solo da imparare.


giovedì 12 maggio 2016

Uscire dal letargo


"Non possiamo incrociare le braccia quando una sottile persecuzione condanna la Chiesa a morire d'inedia, relegandola fuori dalla vita pubblica e, soprattutto, impedendole d'intervenire nell'educazione, nella cultura, nella vita familiare.
Non sono diritti nostri: sono di Dio ed Egli li ha affidati a noi cattolici per esercitarli.
Vi dirò a questo proposito un mio grande desiderio: vorrei che nel catechismo della dottrina cristiana per bambini si insegnasse chiaramente quali sono quei punti fermi su cui non si può cedere nell'agire, in un modo o nell'altro, nella vita pubblica; e che si affermasse, allo stesso tempo, il dovere di intervenire, di non astenersi, di collaborare per servire con lealtà e libertà personale il bene comune. E' un mio gran desiderio, perché vedo che così i cattolici imparerebbero queste verità fin da bambini e le saprebbero mettere in pratica una volta diventati adulti."
Sono parole di San Josemaría Escrivá, scritte nel 1932, di totale attualità. E' necessario che chi ha fede esca dal letargo in cui sembrano immersi i cattolici. Ognuno a modo suo. Sono ridicole per non dire diaboliche le polemiche su quale comportamento adottare. L'importante è non restare inerti. Ognuno col suo criterio e con la sua inclinazione. Educazione (scuola), cultura (intrattenimento, informazione, approfondimenti), vita familiare (la possibilità di sposarsi giovani, rispetto per la vita umana, agevolazioni fiscali e tutto il resto) sono i campi in cui lavorare intensamente.

venerdì 6 maggio 2016

Saper voler bene


Per l'ennesima volta vengo a sapere che una moglie ha cacciato il marito di casa per comportamento intollerabile. Non posso, non voglio e non devo giudicare. Vorrei soltanto farmi portavoce per avvisare delle conseguenze che queste decisioni portano. Sono testimone che i litigi, le cause, le tensioni, ecc. che derivano da una separazione sono una via crucis che non ha niente da invidiare al tenersi il coniuge che si comporta male. Chiaramente bisogna distinguere caso per caso. Ma lo stesso vorrei mettere in guardia soprattutto le donne dalle amiche che suggeriscono: lascialo! è "intollerabile". Ognuno prenderà le decisioni in coscienza ma quando si dice: " Io prendo te come mio sposo e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita" si sta dicendo quel che si dice e occorre ricordarselo. Chi può misurare le ferite nella personalità dei figli? E non è meglio perdonare, sorridere, andare avanti? Quanti matrimoni in passato si sono salvati così e le famiglie sono sopravvissute bene. Se Dio perdona perché il coniuge non prova a perdonare? E certi comportamenti non saranno stati anche provocati dalla freddezza, dalla supeficialità, da cambi d'umore dell'altro o dell'altra? Ripeto che mi guardo bene dal giudicare, parlo solo perché le sofferenze di cui sono stato testimone "dopo" vengono troppo spesso sottovalutate, specie se ci sono figli. E' la più importante delle scienze: saper voler bene.

giovedì 28 aprile 2016

Il dolore


Il dolore. In questi giorni sono vicino ad una donna che soffre per un tumore al cervello sempre più invadente, assistita da un marito innamorato, operativo e discreto e da una mamma che conosco da tempo: una donna di grande e profonda sensibilità. Preghiamo tutti. Il male avanza. La domanda è quella di sempre: Signore perché? Perché la nostra vita incontra tanti dolori e ha un appuntamento sicuro col dolore della morte? Solo in Dio c'è la risposta, in quel Dio che ci ha dato la vita. Il dolore è cammino verso la vita in Dio. Il dolore ci prepara alla vita in Dio. Dio stesso ha percorso per noi la strada del dolore. Nascere fuori casa, deposto in una mangiatoia, sùbito in fuga: sembra di assistere ad una delle storie dei migranti di oggi. Amato ma incompreso. Odiato e crocifisso. Siamo all'opposto della mentalità mondana: sicurezza, successo, sensualità. Eppure al fondo di quella storia c'è la vita gloriosa, c'è il sorriso di Maria, c'è il volto di Dio.
Il dolore fa male come faceva male a Gesù. Non c'è modo di limitarlo. Ci sono solo (per grazia di Dio) le cure antidolorifiche che però non abbattono il male. La risposta vera ce la danno le madri. Le madri sanno soffrire per amore. Essere madri significa soffrire fin dal primo momento ma l'amore fa dire che ne vale la pena. Maria ha sofferto ma ora è la madre di tutti. Questa è la consolazione. Il dolore è fecondo. Il dolore porta la vita. Santa Maria prega per noi peccatori, ora e nell'ora della nostra morte. E mostraci Gesù.

giovedì 21 aprile 2016

Le radici del buon umore


I cristiani sanno che Dio è amore e sono chiamati a essere dei maestri dell'arte di voler bene. E' un'arte non facile, che non si finisce mai d'acquisire. Il buon umore ne è uno degli aspetti principali. La sua vera radice è l'identificazione con Gesù, che il Signore ci dona se alimentiamo il nostro animo con la lettura continua del Vangelo e di libri spirituali, con la confessione e la comunione, con la recita affettuosa del santo rosario e con la guida di un buon padre spirituale. Gesù non è solo la via (la guida) e la verità, è anche la vita e i santi ci meravigliano per la loro vitalità malgrado le prove che devono affrontare. L'identificazione con Gesù porta con sè un'allegria inarrestabile che accompagna il dono totale di sè. D'altro canto non possiamo pretendere da noi un'attività inarrestabile. Gesù stesso dice "non affannatevi" (Mt 6,25). Quel minimo di riposo e di distensione ci vuole, semmai con attività intelligenti che distraggano e ci rallegrino.
 "E' importante che una mamma canti" disse un pedagogista. Le persone intorno a noi le vorremmo virtuose sì, ma anche allegre. I bambini amati dai genitori sorridono molto e noi siamo bambini davanti a Dio. Sappiamo di essere amati. Il buon umore è una virtù già di per sè. Se manca, probabilmente c'è una barriera fra Dio e me. Allora conviene mettermi alla presenza di Dio e dirgli "Signore perché mi sento triste?". E scopro i lacci dell'amor proprio, prima fonte di ogni tristezza, e imparo a non prendermi troppo sul serio.


mercoledì 20 aprile 2016

Quando il respiro si fa aria. Un bel libro Mondadori

Ho appena terminato la lettura, tutta d'un fiato, del libro di un giovane neurochirurgo americano (Paul Kalanithi) che descrive la sua vita come malato di tumore fino agli ultimi momenti. Il libro si intitola "Quando il respiro si fa aria"(ed. Mondadori), è stato un bestseller in America e credo che lo sarà anche in Italia. La narrazione è essenziale e sincera, compresi gli attriti con la  moglie Lucy prima del manifestarsi della malattia. Poi la splendia unione matrimoniale che porta alla nascita di una bambina durante gli alti e bassi della malattia. E' suggestivo il capovolgimento di prospettiva con cui la malattia viene seguita: prima il medico con le sue sicurezze e statistiche, poi il paziente a tu per tu con la propria vita. Un'evoluzione su cui i medici trovano di che meditare. La dichiarazione di fede in Gesù appare discretamente fra le righe quasi sorridendo e accennando di sfuggita all'atteggiamento di chi crede di essere solo il frutto del caso: un atteggiamento superato già prima della malattia. Paul e la moglie amano i buoni libri: nell'epilogo finale Lucy cita opportunamente C.S. Lewis: "La perdita della persona amata non è il troncamento dell'amore coniugale bensì una delle sue fasi normali, come la luna di miele. Quello che vogliamo è vivere bene e fedelmente il matrimonio anche in questa fase".
Un libro che è bene leggere per vivere meglio e capire  chi soffre.


domenica 17 aprile 2016

L'amore è la guida della mia vita

Una volta Vittorio Messori ha intervistato una collaboratrice familiare che aveva dedicato la vita a Dio e a gli altri decidendo di non sposarsi. Lavorava molto e cucinava bene. Le chiese: "ma perché fai tutto questo?" e lei rispose: "per amor di Dio". Vittorio si commosse. "Per amor di Dio! Per amor di Dio! Ma chi dice oggi questo?". L'episodio è vero. Sapevo che Vittorio ha un cuore d'oro ma sapevo anche che lo nasconde spesso con un modo di fare bisbetico... Si dimentica ogni tanto e me lo chiede: "Pippo come sono io?" "Bisbetico" gli rispondo. Però il bisbetico si commosse. E' importante essere innamorati. Quando una mamma chiese a San Josemaría come trasmettere la religiosità ai figli (7, per la precisione) lui rispose: "Vogliatevi molto bene fra di voi". L'amore è un'esperienza unica nella vita e qualche volta bisogna provarla, negli altri e in se stessi. Sempre San Josemaría, arrivato ai settant'anni, diceva: "trovatemi un vecchietto che vi parli d'amore come faccio io...". Perciò Santa Caterina (e con lei tutte le sante) parlava di Gesù come il suo sposo. I familiari e suo padre le facevano opposizione finché un giorno il babbo entrò nella sua stanza e vide la colomba dello Spirito Santo su sua figlia in preghiera. Allora disse "basta!" e proibì ai figli di importunarla, aggiungendo: "che poi non è così male avere Gesù come genero". E davvero Caterina fu mamma e così la chiamavano anche tanti che erano più anziani di lei. L'amore è la guida della nostra, della mia vita.

venerdì 8 aprile 2016

Il cristiano adulto sa di essere un bambino di fronte a Dio


"Queste crisi mondiali sono crisi di santi" diceva, appunto, un santo. C'è bisogno di santi. Io e tu, caro lettore, siamo chiamati ad esserlo. Non siamo chiamati a fare battaglie, discorsi, studi, no. Sono chiamato ad essere un altro Gesù e questo non lo faccio io, lo fa Gesù. A me tocca lasciarlo fare. Devo solo tenere le finestre aperte al soffio dello Spirito. La prima finestra aperta è la lettura assidua, circolare del Vangelo, possibilmente del Nuovo Testamento. Si parla poco del Vangelo ma l'importante è che lo frequenti io, perché lì c'è il primo incontro con Gesù. Già i primi discepoli, quando Gesù era ancora vivo andavano in giro a predicare ciò che Gesù gli diceva. Dopo la Sua morte e Risurrezione lo Spirito Santo li ha spinti a raccogliere come acqua preziosa ciò che Gesù ha detto e a raccontare ciò che ha fatto. I Vangeli sono credibili non sono un mito. Grazie a loro possiamo conoscere Gesù. L'altra finestra è la Comunione, preceduta dalla confessione sacramentale che ci rende umili e meglio disposti a ricevere Gesù dentro di noi. "Chi mangia la mia carne..." (Gv 6,56). Un Dio che si dà da mangiare... ma chi ha un dono grande come il nostro? Allora sì che divento un erogatore di energie. Un servo inutile ma fratello di Gesù. Uno in missione per conto di Dio. Allora posso fare battaglie, discorsi, studi, con spirito di servizio. Restando sereno perché Dio è mio padre, malgrado le debolezze del figlio bambino. Il cristiano adulto sa di essere un bambino di fronte a Dio.



mercoledì 30 marzo 2016

Santa Caterina ci fa vincere la "tristizia"


Abbiamo vissuto poco fa la Settimana Santa. La forza di queste giornate è tale che mi sento sempre inadeguato a viverle pienamente come i mistici, che partecipano anche nella loro carne di questi eventi. Santa Caterina da Siena parlava spesso del sangue di Gesù. "Nel sangue si perde l'amore della vita propria, di quello amore perverso che l'uomo ha a sé medesimo" scrive a un religioso (lettera 55) e giunge fino all'apparente eccesso: "Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso, ponetevi in croce con Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso"(Lettera “a uno alto prelato”). In un altra occasione consiglia a un frate: "Pregovi che stiate confitto e inchiavellato in su la croce" (41). Questo estremo dono di se' nasce dalla contemplazione dell'Amore di Dio: "Quanto tu aprirai l'occhio de lo 'nteletto a riguardare il fuoco e l'abisso della inestimabile carità di Dio inverso di te - lo quale amore t'ha mostrato col mezzo del Verbo del Figlio suo -, tanto sarai costretto dall'amore ad amarlo in verità con tutto il cuore e con tutto l'affetto e con tutte le forze tue" (47). Questa scoperta è fonte di allegria perché: "la tristizia non procede da altro se non dalla fede che poniamo nelle creature"(31). Nulla può levare la pace perché: "Se ciascuno sapesse usare la grazia di Dio che gli è data, ritrarrebbe guadagno da tutte le cose che continuamente gli accadono" (pg.171 della biografia del B.Raimondo, Ed. Cantagalli)

venerdì 25 marzo 2016

Oggi essere cristiani è una scelta urgente e consapevole


Le persecuzioni hanno un aspetto provvidenziale. La marea montante contro la famiglia (e i cattolici in generale) diventa sempre più evidente e allarmante. Soprattutto in Italia fare una famiglia oggi è come piantare una tenda in un deserto. Nessuna agevolazione, solo difficoltà. Dimostrare pubblicamente la propria fede è causa di ostilità e di emarginazione. Un esempio fra i tanti possibili, che a suo tempo fece Galli della Loggia: è inconcepibile che il direttore del Corriere della Sera sia un cattolico praticante (e aggiungerei La Repubblica e La Stampa). In diversi stati europei portare un segno religioso attaccato a una collana non è tollerato, e così via... In tutto questo c'è un aspetto positivo: oggi chi vive di fede deve essere in grado di renderne ragione. Non c'è più spazio per la tiepidezza e la mediocrità. Posto che siamo tutti peccatori e indegni di essere cristiani, non è più il momento di sentirci soddisfatti perché cristiani della domenica. Se voglio perseverare nella fede oggi devo avere la forza che viene dalla direzione spirituale e dalla frequenza dei sacramenti (confessione, comunione, santa messa). Devo leggere continuamente il Nuovo Testamento e libri di autentica spiritualità cristiana. Sentire la preoccupazione delle anime: la messe è molta ma gli operai sono pochi. Devo pregare il padrone della messe perché mandi operai... Devo vivere l'allegria del dono di se'. Solo chi si è dato è contento. Oggi essere cristiani è una scelta urgente e consapevole.

giovedì 17 marzo 2016

L'unica medicina per la società sadica

Se scompare Gesù dal nostro orizzonte scompare il concetto di persona. Il rispetto per le persone nel mondo occidentale ha la sua radice ultima nell'amore che Dio nutre per ogni persona, per ogni uomo che è fratello di Gesù. La prima comunità cristiana s'impegnò immediatamente nell'assistenza dei poveri e delle vedove tanto che gli Apostoli, per trovare il tempo per predicare, nominarono dei diaconi che li sostituissero. Si erano dati totalmente all'assistenza del prossimo. Gli ospedali sorsero subito. Il rispetto per ogni uomo, per ogni persona, è la caratteristica fondamentale della civiltà occidentale.
Recentemente in un articolo su Repubblica lo psichiatra Massimo Recalcati analizza l'esigenza, oggi dominante, di godimento sfrenato. Un impulso di umanità disordinata che vede nella legge, sia positiva che morale, il vero crimine, la vera oppressione che è quella di voler porre un limite. Non ci devono essere limiti: non hanno senso i tabù dell'incesto, dello stupro, della pedofilia, del gusto di far soffrire, della pratica omosessuale, della droga. Il recente delitto di Roma non è che una conferma. Per i numerosi seguaci di De Sade l'unica legge è l'affermazione incontrastata della volontà di godimento. L'articolo di Recalcati è stato ripreso sia dai cattolici che dai laicisti. I primi con sgomento, i secondi con soddisfazione. E' evidente che la battaglia per le leggi buone oggi è necessaria ma perdente perché le leggi sono considerate un sopruso. Quest'ondata si può fermare solo con l'incontro con Gesù. Il figliol prodigo torna dal padre e lì troverà la legge della paternità fondata sull'amore, quella legge che ha dato consistenza alla cività europea. Pregare Gesù, identificarsi con Lui, vivere in missione per conto Suo. E' l'unica medicina per una cura lunga che è l'unica guaritrice.

giovedì 10 marzo 2016

Da Papa Francesco una preghiera a San Giuseppe


In vista della bella festa di San Giuseppe desidero rivolgergli una preghiera affinché  protegga la famiglia in Italia e nel mondo. Ho estratto questo testo dall'omelia della Messa d'inaugurazione del pontificato di Papa Francesco, il 19 marzo 2013:
O Dio che affidasti a San Giuseppe il compito di custodire Maria, Gesù e tutta la Chiesa fa che anch’io, sull’esempio del santo Patriarca, sappia uniformarmi alla Tua volontà con discrezione, umiltà e silenzio e con una fedeltà totale anche quando non comprendo.
Fa che io sappia ascoltare la Tua voce, sappia leggere gli avvenimenti,  mi faccia guidare dalla Tua volontà e sappia prendere le decisioni più sagge.
Fa che io sappia corrispondere alla mia vocazione cristiana con disponibilità, con prontezza, per custodire Cristo nella mia vita, nella vita degli altri e nel creato.
Fa che io, accompagnato da Gesù, Maria e Giuseppe, sappia custodire le persone che vivono con me con costante attenzione a Te, ai Tuoi segni e al Tuo progetto.
Fa che io, con amore,  sappia aver cura di ogni persona, cominciando dalla mia famiglia, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili.
Fa che io sappia vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene.
Fa che io sappia avere cura di me stesso, ricordando che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita. Fa che io vigili sui miei sentimenti, sul mio cuore, da dove escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono. Che io non abbia paura della bontà e neanche della tenerezza!


venerdì 4 marzo 2016

Un video che è una sorpresa..


 Ho visto alcune puntate di “Nel mezzo del cammin…” di Franco Nembrini su YouTube. Si tratta delle trasmissioni di Tv2000 in cui “il Franco” spiega la Divina Commedia affinché diventi la divina commedia della vita di ciascuno degli spettatori e della mia vita. I ricordi di scuola  su Dante, che già sono pallidi, si sgretolano a causa della penetrazione che ne fa Nembrini. Dante diventa un uomo vivo, capace d’amore, a dispetto del naso adunco dei suoi ritratti. E fa diventare vivi anche noi. La Divina Commedia – spiega Nembrini – non è una visione dell’aldilà, ma una visione dell’aldiqua vista con gli occhi di Dio. E noi cominciamo a guardare la nostra vita con questa prospettiva. Un Dio Padre e Creatore che non inganna i figli suoi, che mette nel cuore desideri che vanno soddisfatti alla grande e Nembrini fa dire a Dante come vanno soddisfatti. Dante diventa un maestro di vita e Nembrini lo spiega, diventando maestro anche lui, senza sguardo professorale ma come guida. Diventa lui il nostro Virgilio. Nella vita, dice, non occorre necessariamente viaggiare, l’importante è il viaggio in profondità dentro di noi… Si scopre che l’amore vero è l’inizio dell’Amore. Finita la trasmissione si vuol vedere subito la seguente. Per fortuna la Commedia è lunga, tante le puntate e  il Franco diventa un amico.
Ecco un modo di impegnare alla grande il tempo in famiglia. Con un figlio si può guardar Nembrini con la sicurezza che il ragazzo, forse dopo una prima resistenza, si appassionerà più di noi.


sabato 27 febbraio 2016

Perché mi sono impegnato nel Family Day

 
A chi mi chiede come mai ho preso così decisamente posizione per il Family Day rispondo che il mio interesse è dettato dalla questione in sé del ddl contestato (istituzionalizzazione innecessaria delle unioni omosessuali, apertura all’utero in affitto e via cantando) ma anche dalla necessità di contrastare  il processo che le èlite angloamericane, vincitrici della guerra, hanno innescato. Un processo culturale, politico e sociale ben chiaro. Le radici culturali sono quelle calviniste secolarizzate americane (il successo come segno di una predestinazione positiva, il disprezzo dei poveri, il profitto ad oltranza ben rappresentato da Paperon dei Paperoni) e quelle dell’empirismo inglese (homo homini lupus di Hobbes, individualismo, ciò che si può fare va considerato legittimo, …). Non occorrono dietrologie per accorgersi che il loro progetto sociale è la disgregazione della morale occidentale tradizionale con la creazione di individui attenti solo ai diritti, forti consumatori e acritici perché soggetti all’enorme pressione omologante dei mezzi di comunicazione da loro controllati. All’ondata dei diritti non c’è limite: libertà di manipolazione degli embrioni umani  (vedi Inghilterra), depenalizzazione della pedofilia, eutanasia, e … staremo a vedere. Gli aspetti economico-politici del progetto sono: trasferimento della crisi economica ai paesi più poveri (in Italia ne stiamo pagando le conseguenze), guerre (ormai è ammissione comune che l’ISIS è stato promosso dall’Occidente), destabilizzazione politica degli altri paesi. E’ notorio che le 80 persone più ricche al mondo hanno un reddito pari a 3 miliardi e mezzo di persone più povere.
In passato ci sono stati imperi più crudeli ma a noi tocca salvare il salvabile e far fiorire una civiltà che non consideri il profitto individuale l’unico bene. Questo è compito nostro che comincia dal rispettare i cristiani che non la pensano come noi e che punta a creare una cultura dell’intelligenza, della solidarietà e della temperanza.
E’ una sintesi semplificata ma serve per dire che d’ora in avanti non è tempo di polemiche ma di costruire.

giovedì 25 febbraio 2016

Grazie agli organizzatori dell'Ora di Guardia e del Family Day

Vorrei ringraziare gli organizzatori dell'ora di guardia e del Family Day. Senza di loro il ddl Cirinnà sarebbe passato integralmente.
L'iniziativa dell'ora di guardia ha ricordato che la preghiera è lo "strumento" principale. Parola di Gesù che disse "senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,8).
Il Family Day ha dimostrato che in Italia c'è un popolo per la famiglia. E' stato un bene che la gerarchia cattolica non abbia sponsorizzato l'iniziativa. La famiglia è un bene naturale e non è patrimonio dei soli cattolici. Non bisogna coinvolgere direttamente la Gerarchia nelle vicende politiche anche se essa deve alzare coraggiosamente la sua voce per annunciare la verità . Il popolo per la famiglia ora ha una sua identità autonoma, deve continuare ad esprimersi, creare cultura e condizionare le scelte politiche con energia. E' nata qualcosa che prima non c'era e questo è un altro motivo per ringraziare gli organizzatori del F.Day.
Questo popolo per la famiglia si trova a combattere da solo contro gli ambienti internazionali che controllano i media e influiscono sulla politica e la magistratura dei paesi. Non ci facciamo illusioni: la forza dei mezzi di comunicazione è capace di omologare le coscienze. Per fortuna in Italia ancora c'è un nucleo capace di reagire quando si mettono le mani sui bambini e sulla famiglia. Dobbiamo diventare una forza attiva. Ben vengano tutte le iniziative che lavorano in questa direzione.

Sull'emporio culturale per la famiglia


Ho avuto diversi riscontri per l’idea di creare sul web un emporio culturale, o una rete di empori, in cui vengano raccolti spunti, idee, suggerimenti utili per genitori e figli che, per definizione, oggi hanno poco tempo a disposizione. Provo a immaginare l’organizzazione di un emporio del genere. Mi vengono in mente i negozietti col cartello: tutto a un euro. Ogni testo, video, audio non dovrebbe richiedere più di tre minuti, con un rimando ad un approfondimento se necessario. Questo il primo requisito: la brevità.
Secondo requisito: la leggerezza, che non vuol dire superficialità. Oggi siamo appesantiti da tanti impegni mentre l’informazione e l’intrattenimento stanno diventando anch’essi pesanti. L’informazione, specie quella televisiva, per concorrenza gareggia a chi dà la notizia più terribile. L’intrattenimento presenta spesso situazioni familiari e morali problematiche, che inquietano gli animi più che distenderli. C’è bisogno di sorridere e, possibilmente, di cantare. Perciò la leggerezza è necessaria per poi aprire le porte agli approfondimenti. I filmati su WhatsApp non superano i tre minuti, sui giornali tendiamo a leggere i titoli e i piccoli riquadri con i punti salienti, il giornale radio è sintetico per natura, sul web Twitter è telegrafico e Facebook  taglia dolcemente… Se poi la leggerezza è spumeggiante ci soffermiamo volentieri.
Il terzo requisito è la varietà. Una famiglia ha bisogno di essere aggiornata su tutto. A questo punto non ci resta che metterci al lavoro…

giovedì 18 febbraio 2016

C'è bisogno di un emporio culturale

 
 Dopo i tre family day la famiglia italiana ha una identificazione sociale che prima non aveva. Si dava per scontato che la famiglia c’era ed era la forza del Paese anche in tempi difficili e con politiche dissennate. Ora la famiglia sta diventando militante e ha bisogno di essere attrezzata culturalmente e politicamente. I genitori sono sempre impegnati e proprio per questo l’ultimo family day si è presentato come “eroico”: tempo, denaro e viaggi sono stati impiegati superando i disagi. Ora c’è bisogno che la famiglia sia informata e viva in un clima culturale costruttivo e tonificante, tenendo sempre presente che il tempo da dedicare all’autoformazione è poco. Sarebbe da auspicare che si raccolgano segnalazioni di dati scientifici, notizie, libri, video… che meritino di essere visti e conosciuti, presentati da brevi recensioni. Esempi ce ne sono: le conversazioni di Franco Nembrini su Dante di Tv2000 raccolte su YouTube o le chiacchierate con i giovani di Alessandro D’Avenia; tanti articoli di Tempi che meritano di essere conservati; l’articolo di Marina Corradi su Avvenire sugli esperimenti inglesi sugli embrioni; i libri di Costanza Miriano sull’impegno per la felicità matrimoniale; il romanzo gradevolissimo “Il risveglio della signorina Prim”; libri buoni per bambini… Un emporio culturale in cui la famiglia può pescare. Già ci sono bei siti di documentazione (documentazione.info) o per scegliere un film (familycinematv.it). Occorre continuare con iniziative del genere.

giovedì 11 febbraio 2016

Francesco e Kirill: preghiamo e speriamo

 
L’incontro fra Papa Francesco e il patriarca Kirill fa sperare non solo nella saldatura di una frattura storica tra oriente ed occidente ma anche nella creazione di un nuovo scenario storico, culturale e religioso. Una cristianità unita da Lisbona a Vladivostock è una prospettiva che apre alla speranza di una nuova entità che si sottragga all’egemonia del capitalismo cupo di marca calvinista che affonda le sue radici nell’empirismo inglese di Hobbes, quello dell’homo homini lupus: una concezione della persona e dei rapporti umani lontana da quella solidaristica cristiana che proprio in questi anni sta mostrando il suo volto più feroce, triste ed avido. La linea politica di Putin incoraggia questa speranza. Il leader russo, molto amato in patria, non condivide l’individualismo disgregatore di marca angloamericana, non permette che i bambini orfani russi siano adottati dalle coppie omosessuali occidentali e ha addirittura regalato a Papa Francesco un’icona della Madonna, baciandola lui per primo. Un gesto che appare epocale a chi ricorda la profezia di Fatima e la paura di chi paventava i cosacchi russi che avrebbero abbeverato i loro cavalli nelle fontane di San Pietro, inviati da “Baffone”, il terribile Stalin. Ora la minaccia viene da un Occidente che dal ‘68 in poi diffonde la droga, il libero amore, la mortificazione del matrimonio, la permissività dell’aborto, gli esperimenti sugli embrioni umani, l’eutanasia e compagnia cantando. La Provvidenza provvede: preghiamo e speriamo.

mercoledì 3 febbraio 2016

L'allegria della famiglia salverà il mondo

Il successo del Family Day è aver dimostrato che le famiglie italiane hanno un’identità e vogliono far rispettare i propri diritti. Non bisogna scoraggiarsi se i politici misconoscono l’importanza della manifestazione né se i media affermano che non esiste differenza fra uomo e donna, che i bambini non hanno diritto ad una mamma e un papà, che non vanno messi limiti alla manipolazione della vita umana e così via. Siamo di fronte a un fanatismo che porta l’Occidente al declino, che accampa ragioni senza ragione, che rende impossibile il dialogo con chi così non la pensa. I cristiani hanno vissuto momenti peggiori lungo la storia e hanno vinto con la perseveranza nel bene. Oggi i genitori devono attrezzarsi culturalmente, avendo cura di ciò che leggono, per non farsi influenzare e per rinnovare ogni giorno il loro amore reciproco. Prima loro stessi e poi i figli. Ancora più importante è la cura del rapporto continuo con Dio (di cui poco si parla), un dialogo da riprendere continuamente come quello di Agostino nelle Confessioni. Frequentare ogni giorno il Vangelo, la Santa Messa e il rosario (non si perde il tempo, si moltiplica). La vita spirituale è una pianta che va nutrita e coltivata. Vanno evitati i grandi giornali laicisti e le abituali fiction televisive (i cui autori conducono normalmente una vita disordinata che si riflette nelle loro opere). Scegliere quel che di buono c’è in giro per divertirsi bene. Accettare i figli che vengono. L’allegria della famiglia salverà il mondo.

martedì 2 febbraio 2016

Zanda ritiene sgradevole lo slogan "ce ne ricorderemo". Ce ne ricorderemo

 
Luigi Zanda è una persona rispettabile ma uno scivolone l’ha fatto (sempre se il Corriere di oggi 2 febbraio ha riferito la verità) nel dichiarare a proposito del Family Day: “Ho trovato decisamente sgradevoli slogan del tipo “ce ne ricorderemo”.
Ricordiamo a lui alcuni fatti:
  1. Gli ultimi tre governi: Monti, Letta, Renzi non sono stati votati dagli italiani. Il “popolo” non ha potuto esprimersi.
  2. I partiti ormai decidono loro  i candidati alle elezioni. La gente deve scegliere fra i partiti ma non può decidere chi mandare in Parlamento. Altra mancanza di rappresentanza.
  3. La famiglia in Italia è trascurata dai governi e dalle istituzioni. Soltanto la regione Lombardia ha fatto qualcosa in proposito. Per il resto siamo gli ultimi in Europa sotto quest’aspetto. Ma nessuno lo dice.
  4. Diversi senatori hanno pubblicamente lamentato che il ddl Cirinnà sia stato portato affrettatamente in aula per la votazione senza l’esame adeguato della Commissione Giustizia del Senato. E’ un procedimento democratico questo?

Caro Zanda non trova legittimo che una rappresentanza delle famiglie cerchi di pesare sulle scelte dei governi e del Parlamento? E’ sgradevole ricordare che è rimasto a loro soltanto lo strumento disatteso che è il voto? Siamo forse diventati un’oligarchia ammantata malamente di democrazia?